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lunedì 24 ottobre 2016

Insetti al Gran Sasso

Insetti al Gran Sasso, 2016 from Terra Insieme on Vimeo.

Dici Gran Sasso e, se pensi agli animali, ti vengono in mente i lupi,, gli orsi, i camosci, e gli onnipresenti cinghiali, di cui di recente ho imparato a riconoscere le inconfondibili cacche (proprio vero che non si finisce mai di imparare!).
Nel video che ho pubblicato nel recente canale Vimeo del Museo Virtuale dei Piccoli Animali, del massiccio montuoso più importante degli Appennini ci sono però solo alcuni insetti e aracnidi, quelli che ho incontrato al volo lo scorso agosto, e che chiunque potrebbe incontrare senza troppa fatica.

Trypocopris vernalis appenninicus o Anoplotrupes stercorosus ?
Mi hanno aiutato gli altri ospiti di quei giorni della Scuola Verde di Isola del Gran Sasso, in particolare il più giovane di tutti, un ragazzo di, prima media, che si è fatto camminare sul braccio una affascinante larva di lucciola e anche una ben più inquietante zecca dei boschi (che finché si muove comunque non fa danno, perché per nuocere deve starti attaccata almeno 24 ore!)
Interessanti e piuttosto frequenti nel bosco gli scarabei stercorari, per il cui riconoscimento esatto chiedo aiuto a qualche entomologo vero, nel caso ci legga: si tratta dell'autoctono Trypocopris vernalis appenninicus o del più ubiquo Anoplotrupes stercorosus, o di tutti e due?
Con la Scuola Verde, in accordo con il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, si è  ora pensato di proporre l'incontro video e fotografico con gli insetti anche alle scuole: una prima, facile ed entusiasmante esperienza, già praticata negli anni con molte decine di classi, in cui i bambini  si ritrovano veri scienziati sul campo, mettendo d'accordo subito corpo  e tecnologia, natura e web, semplicemente e in armonia.

domenica 16 ottobre 2016

Bambini e insetti: quel primo video...

Boh? Questa è una cosa di più di dieci anni fa: 21 minuti a sintetizzare il lavoro con 22 classi delle scuole di Brescia, che in realtà consisteva nell'uscire una volta nel giardino della scuola e osservare i piccoli animali che ci abitano. Poi ci ritrovavamo e ne parlavamo, ma la parte documentata in questo video è proprio quella prima uscita.


Concittadini inaspettati, 2005 from Terra Insieme on Vimeo.
 
Cioè, proviamo semplicemente ad ascoltare le voci! Questo succedeva normalmente, senza alcun preparazione preliminare, con bambini che non avevo mai visto! E viene da pensare, quando tanto si parla e si parla nella scuola di grandi problemi a suscitare l'attenzione, di complesse strategie educative... Qui tutto appare così naturale, così assolutamente facile!
20 minuti che, collegati alle pensate giuste, valgono un corso di aggiornamento, e non certo per le quattro cose che dico io, ma per l'emozione, l'entusiasmo, l'atteggiamento, le osservazioni dei bambini. Quante cose che possiamo imparare!

Larva mascelluta di Scarabeidae nella mano di un bambino,
Stiamo recuperando in un canale Vimeo dedicato anche i vecchi video che raccontano la storia del Museo Virtuale dei Piccoli Animali (che si sta arricchendo di contributi internazionali e nei prossimi giorni avrà aggiornamenti importanti) per ricordarci le cose che sono successe nel corso del tempo, e non dimenticare le tante, varie, diverse e sempre precise lezioni dei bambini, senza le quali il nostro lavoro di classificazione e messa in ordine perderebbe gran parte del suo significato E quello che emerge da ogni documento è quel meraviglioso materiale umano che, sé stimolato nel modo giusto, altro non sembra chiedere che di vivere meravigliose avventure di espressione e conoscenza.
Abbiamo provato a far vedere in giro, a scriverne, cercando anche, a partire da queste cose semplicissime, di introdurre una riflessione più ampia su come si trasmette il sapere nella società dell'informazione ma, soprattutto qui in Italia l'attenzione principale era spesso ad altro: nel corso del tempo le aule informatiche, le LIM, i tablet, il coding, come magiche ricette tecnologiche che ogni volta promettono di risolvere ogni cosa... fino alla prossima magica ricetta, che non deriva quasi mai dall'elaborazione dell'esperienza, ma arriva per lo più calata dall'alto, spesso con relativa formazione imposta, burocratizzata, certificata.
Noi che tra l'altro, nelle nostre esperienze di sensi e di natura, anche nella scuola la tecnologia la usiamo per davvero, proviamo allora a dirla con uno slogan, però a partire dalle esperienze che conosciamo più che da suggestioni spesso solo malamente intuite: e se per la nostra scuola ci ispirassimo un po' meno alla Finlandia e un po' più a don Milani e Mario Lodi?

mercoledì 14 settembre 2016

Il Museo Virtuale dei Piccoli Animali, un progetto condiviso


Il Museo Virtuale dei Piccoli Animali si sta aggiornando, in tutti i sensi.

Dal punto di vista grafico e tecnico, abbiamo finalmente un logo ufficiale e incomincia a funzionare la casella di ricerca dalla home page, per cui se digito per esempio “cocci”, mi vengono date tutte le pagine dove sono accessibili le coccinelle. Molte gallerie vanno ancora indicizzate, per cui la ricerca funzionerà bene davvero solo tra qualche giorno, però questa è un'occasione per ricordare che la cosa si sta costruendo, che si può costruire insieme, è che una la più importante novità dell'era “digitale” - di cui non è che si parli molto – è che le cose oggi finalmente ce le possiamo fare da noi, senza che qualcuno per forza ce le venda preconfezionate, se solo impariamo a mettere in pratica adeguate forme di collaborazione e condivisione. Così probabilmente può cambiare il mondo, più che continuando a comperare e a buttare via aggeggi di cui fondamentalmente non abbiamo il controllo!

Dal punto di vista delle collaborazioni, sta per cambiare l'interfaccia rivolta alle scuole, in modo da favorire la partecipazione e l'interscambio. Su un piccolo fulcro che – non capita sempre! – unisce in modo armonico e completo natura, emozione, immaginazione e tecnologia, aperto a tutti i bambini del mondo, si costruisce una rete che va oltre le forzature politiche e ideologiche e le mode, e a cui ognuno può partecipare secondo le intenzioni e i modi suoi, non perché “si deve fare”, ma perché piace ed è utile.
Nel frattempo, è iniziata ufficialmente con un piccolo video fatto al volo, la collaborazione con la Scuola Verde del Gran Sasso, che non è una scuola vera e propria, ma un Centro di Educazione Ambientale (storicamente, se non sbaglio, il primo in Italia!), che le scuole comunque lavora e fa cose bellissime.
In rete, dato che oggi non possiamo fare a meno di Facebook e di YouTube (come di Twitter, Google Plus, Linkedin, Whattsapp, Telegram, Viber, Instagram, Pintirest, Vimeo, Flickr, e che altro?) ci sono la pagina e il gruppo di Terra Insieme (il progetto generale a cui il Museo si riferisce) e poi il gruppo specifico del Museo e quelli tematici di “Bambini Oggi” (Scienza e Ambiente, Audio video, Tecnologie e – perché no? - Animazione teatrale, e poi c'è il canale video di Terra insieme (iscrivetevi!). L'idea – e qui aspettiamo qualche cosa in più dei “mi piace”, perché crediamo molto nel potere della condivisione - rimane quella di costruire e mettere a disposizione una piattaforma pubblica che si emancipi dai social network privati commerciali, il cui scopo principale rimane fare soldi attraverso la pubblicità e per questo non sono lo strumento più adatto per lavorare.

Nel frattempo, idee e adesioni al progetto sono benvenute ovunque. Raccontateci la bellezza e varietà della rete, che non sarà solo sempre fare tutti le stesse cose sulle stesse piattaforme!

 

martedì 9 settembre 2014

La meravigliosa adunanza presso l’edera in fiore

In questi giorni sto finalmente mettendo ordine nelle “gallerie” del Museo Virtuale dei Piccoli Animali, convertendole anche da Flash a Java. Questo rende i contenuti più accessibili, anche dai tablet che con Flash non si ritrovano più!
Una delle ragioni principali per cui l’idea del “museo” nel tempo è piaciuta (a proposito, siamo sempre in cerca di collaborazioni e sponsor!) e ha trovato spazio in pubblicazioni anche internazionali e di prestigio, credo stia nel fatto che mette d’accordo in modo semplice e immediato la natura e la tecnologia.
Si cercano insetti e ragni nel cortile della scuola (che dopo per i bambini non sarà più lo stesso!), li si “cattura” con fotografie e video (anche chi non lo ha mai fatto, ottiene spesso risultati sorprendenti!), li si osserva nello splendore del macro e poi si condividono i documenti in rete. Senza contare l’entusiasmo, la sorpresa e la meraviglia, l’interesse duraturo dei bambini, che poi ricercano, disegnano, raccontano, e spesso insieme convergono verso conclusioni scientificamente ineccepibili (“le api succhiano e le vespe tagliano!” Parola dei bambini di prima elementare, e degli scienziati!)

Piccoli animali si trovano dappertutto, ma ci sono ambienti dove più volentieri  si danno convegno. Se noi li ci appostiamo e osserviamo, sarà meglio che leggere un libro, che navigare su internet: arriveranno in tanti a incontrarci, stupirci, meravigliarci, veri, vivi e presenti. E l’occhio, l’orecchio a volte, la videocamera o la macchina fotografica con l’ obiettivo macro (cose non più da professionisti, ma da bambini ormai, da parecchio tempo e anzi, a volte meno ci si “aggiorna” seguendo i capricci del mercato, e meglio è!) moltiplicheranno la nostra capacità di vedere e di ricordare.
Così, per esempio, molti insetti diversi visitano i fiori di lavanda, così come ricca e differenziata è la folla che si dà convegno sulle ombrellifere.
Nella mia esperienza empirica, un ambiente che favorisce un’osservazione comoda e ricca è l’edera in fiore. Sta abbarbicata in quantità sul muro o sul cancello, non occorre neanche muoversi e spostarsi, ma basta avere pazienza e aspettare. A parte gli ospiti “fissi”, come ragni e cimici, è un continuo volo di api e vespe di ogni foggia e dimensione, e mosche tante e diverse da non credere. Arrivano, si spostano velocemente, non sono sempre agevoli da fotografare, ma facilmente ritorneranno.

Con le macchine digitali conviene scattare tanto, tantissimo. Non costa niente e non solo avremo più possibilità di ottenere immagini soddisfacenti, ma spesso ci capiterà di scoprire, rivedendo in grande, particolari che proprio non ci aspettavamo. Come gli occhi bianchi punteggiati di rosso dell’ Eristalinus sepulchralis (e chi se l’aspettava? E che razza di nome gli hanno dato!)

Il calabrone che si “pettina” era su un’altra edera alcuni anni fa, mentre ieri ho cercato di prenderne uno in volo, e anche se mossa l’immagine è suggestiva. Davanti all’edera in fiore, il suo volo si annuncia e si sente, si impone con un forte ronzio. Ma quasi altrettanto rumore fa anche la grossa mosca che lo imita, la Volucella zonaria!

lunedì 2 giugno 2014

Il falso calabrone in fuga

C’è una cosa che ripeto spesso: una cosa bella di questo tempo presente è che, quando si è lì che sembra di non riuscire a dipanare la matassa delle cose da fare, troppe e troppo complicate, e incombe il panico, oggi ci si può fermare, staccare, fare assolutamente altro. Quando si riparte, con rinnovata lucidità mentale, abbiamo la possibilità, un tempo negata, di far correre le macchine, i computer, la rete. E non solo si recupera, ma si fa anche meglio! Almeno, così potrebbe essere!
Così, ieri mattina mollo tutti gli arretrati ed esco in bici, per una salita domestica ma vera (con passo tranquillo, ma mi manca ancora l’ultimo chilometro!)
Nel pomeriggio, lavoro un po’ e poi di nuovo fuori, a piedi, nelle aree verdi intorno a casa, a vedere se riesco a catturare qualche immagine in solitaria (cioè, non con i bambini, che sono meravigliosi e trovano davvero di tutto, ma è un tantino faticoso!).
Sono lì che mi sto districando tra cimici con la maglietta del Milan e altre dalle antenne nodose e robuste, api vere e “travestite”, quando vedo questa bestia enorme con il becco giallo da calabrone, che però assolutamente non è un calabrone!
Sarà la mia familiarità molto tardiva con i piccoli animali, sarà che sono abituato all’entusiasmo dei bambini, ma io in questi casi un po’ mi emoziono!  Riesco a fotografare da lontano, poi un po’ più da vicino, ma la mosca sirfide in questione è sfuggente, scappa, non resta sui fiori come certe sue colleghe che da vicino si offrono all’obiettivo con relativa facilità.
Sto in appostamento a lungo presso il cespuglio di ombrellifere, la ritrovo, la riperdo sistematicamente, e qui pubblico allora quel poco che sono riuscito a ottenere.
Cerco in rete: “Syrphidae, calabrone, hornet”. Dovrebbe essere una Volucella zonaria, ma imparo che esiste anche una Milesia crabroniformis ancora più inquietante. Interessante!

mercoledì 30 aprile 2014

Tra i piccoli abitanti del giardino, immaginando il futuro


Faccio ormai fatica a scrivere di "tecnologia": quella fiera continua del nulla spacciato per innovazione, dove le più belle idee e possibilità degli ultimi quarantanni sono state quasi tutte sepolte sotto una bara di ideologia che di fatto produce quasi solo conformismo, rassegnazione, accettazione supina delle regole del "mercato", e disalfabetizzazione di massa asservito alla burocrazia.
Faccio fatica anche a scrivere di educazione, frequentando – potrei dire, per fortuna – da esterno, una istituzione scuola che da anni pare aver smarrito globalmente il senso della propria funzione sociale, nonostante il lavoro eccellente e misconosciuto di tanti insegnanti, che ci sono e fanno cose egregie e nessuno lo sa, lottando contro i mulini a vento, e nonostante i bambini e i ragazzi, che mai come di questi tempi sono assetati e affamati di educazione, di realtà, di rapporti veri e costruttivi con gli adulti, perché in quel mondo spot in cui li facciamo crescere manca l'aria, manca il senso del come e perché si vive.

Poi – al solito – basta un'uscita  a guardarsi intorno, tra il giardino, gli alberi, i muri, e tutto sembra apparire sotto una prospettiva diversa, semplice, immediata, interessante e viva.

Lo so, sono anni che vado raccontando degli insetti e dei ragni che scopriamo in giardino, e forse per qualcuno rischio anche di essere noioso. 

Al confronto però con altri mantra pure ripetuti da anni e con ben altra potenza e aggressività, al punto che molta gente senza neanche pensarci se ne è convinta e ci crede, queste non sono balle! Non procedo per speculazioni sofistiche che per esempio descrivono un mondo popolato di fantomatici "nativi digitali", per la consolazione di adulti in crisi in cerca di un alibi e la gioia dei venditori di aggeggi tecnologici da imporre al mondo. Dico semplicemente quello che vedo e che sento, e tutte le volte mi stupisco di quanto sia facile, naturale, con i bambini vivere un'esperienza in cui si si riescono, sempre a mettere d'accordo, in un paio d'ore, natura e tecnologia, entusiasmo infantile e verità scientifica, interesse sincero per il mondo reale e divertimento, libri di carta e condivisione di documenti digitali in rete.

Quest'anno la qualità delle immagini raccolte è davvero buona. Mentre le scuole organizzano il materiale dal loro punto di vista, io ho pensato di rilanciare il Museo Vurtuale dei Piccoli Animali con queste gallerie di scoperte sul campo. Poi si riprendono i contatti vecchi e si vanno a cercare quelli nuovi, si rinfresca la memoria ai corrispondenti di tutto il mondo.

La vera novità, la vera possibile rivoluzione del tempo presente – anche questo magari vale la pena di ripeterlo – è che tecnicamente tutti - bambini, adulti, anziani, tutti! - possiamo essere oggi immediatamente produttori di informazione, nella società dell'informazione, a livello planetario! Prenderne coscienza, può trasformarci all'improvviso da consumatori scontenti, isolati e passivi in attori consapevoli e sociali, da competitori arrabbiati in cooperatori soddisfatti. E possiamo provare a immaginare quello che succederebbe se milioni, centinaia di milioni di persone prendessero davvero l'abitudine di condividere e realizzare in rete i propri progetti culturali, sociali, politici, produttivi, oltre le restrizioni d'uso imposte dai regimi, oltre l'attuale gestione privatistica e commerciale da parte di un pugno di multinazionali...

venerdì 27 dicembre 2013

Le linguacce della moschina

Non è solo che ci sto lavorando e pubblicando ebook, ma questa storia di cercare, fotografare, filmare gli insetti insieme con i bambini ha anche un forte valore diciamo pure “simbolico” generale. Intanto, è la verifica non in base a teorie astratte, statistiche o postulati, ma nel vivo di esperienze concrete che si ripetono ogni giorno, che i bambini dell'anno 2013 si entusiasmano con cavallette, ragni e lucertole esattamente come i loro padri e i loro nonni quando erano bambini!
“Ma quanti insetti trovano!” è il commento meravigliato della maestra. E anche questa è una conferma: si raduna più materiale in mezz'ora sguinzagliando i bambini, che in settimane di preparazione prima da parte dell'insegnante. Il gruppo di bambini ci mette quel qualcosa in più che aiuta anche l'adulto a vedere, a muoversi meglio. Qualcuno magari annuncerebbe la nascita di una generazioni di “nativi entomologi”!

Piccolo trucco di accelerazione prima. La stessa maestra, anche se c'è qualche rischio di pioggia, consiglia la collega di non uscire subito, ma di passare prima la mezz'oretta prevista a vedere ingranditi nella proiezione le foto e i video degli animaletti scoperti da altri gruppi di bambini. Perché è una cosa che motiva, che dà la carica. Dopo aver visto le immagini che si possono ottenere (e ascoltato nelle voci l'emozione e la gioia dei loro coetanei), i bambini uscendo non hanno esitazioni e sanno già istintivamente cosa fare e dove indirizzare gli obiettivi di macchine fotografiche e videocamere.

Se avessi un qualche interesse personale o mi piacesse giocare con i luoghi comuni, le generalizzazioni, le deduzioni che a comando e secondo convenienza trasformano il particolare occasionale nel tutto generale, potrei coniare una nuova definizione, che magari acchiappa, tipo: nativi esploratori, nativi documentaristi, nativi fotografi!
Preferisco invece continuare a usare una parola molto più semplice e vera: bambini! E insieme con loro divertirmi e stupire della moschina in abito da vespa, che gira la testa, mi guarda e fa una linguaccia!

giovedì 31 ottobre 2013

La cavalletta e la scienza dei bambini

C'è una cavalletta sul muro che si muove torpida, lentamente, a zampe larghe. E' una ninfa di Anacridium aegyptium, riconoscibile dagli occhi a “strisce” e dai puntini nel cosiddetto “pronoto” (la placca dorsale del primo segmento del torace). Azzardo anche che probabilmente è alla penultima metamorfosi (se non me la tiro adesso che sto pubblicando ebook sugli insetti, allora quando?), perché a memoria mi pare che quella verde che avevo fotografato un'altra volta fosse più grande. Dai movimenti incerti e una certa “umidità” che comunica si direbbe proprio fresca di muta.
Mi è sembrata il soggetto ideale per provare la videocamera HD con messa a fuoco manuale “assistita” e alla fine ne sono venuti fuori 2 minuti e mezzo tutto sommato suggestivi, che monto con una musica di atmosfera ricavata dal programma di montaggio.


First steps of Anacridium aegyptium, nymph from Paolo Beneventi on Vimeo.

Faccio vedere a ragazzi di quarta elementare che non conosco, senza dire niente prima. Mentre guardano, un bambino esclama: “Non ha le ali!” Un altro domanda: “Perché fa così fatica a camminare?”
Osservazioni spontanee estremamente pertinenti. Che mi sia imbattuto in un gruppo di “nativi entomologi”?
Non spiego ancora nulla, passo tra i banchi con il registratore: “Voi che cosa ne dite?”
“Forse è appena nata!” “E' nata senza ali, è deformata?” “Per camminare doveva prendere l'appoggio giusto?” “Perché si erano rotte le ali!” “Per la metamorfosi!” “Era appena nata e stava imparando a camminare!”
Potenza delle immagini, dell'osservazione, della “non spiegazione” che sollecita la mente a cercare di capire a immaginare. Potenza della curiosità bambina che, nel gruppo, si fa spontaneamente scienza.
I ragazzi hanno saltato spontaneamente la fase in cui sparano risposte a casaccio, tirando a indovinare. Forse anche perché sanno che quelle immagini sono il prologo a un lavoro che stiamo per fare insieme, ad altre immagini che andremo a raccogliere insieme nel giardino della scuola, possibilmente altrettanto interessanti.
A quel punto si può fare una piccola “lezione” sulla metamorfosi incompleta di tanti insetti, sollecitata dai ragazzi stessi. E a quel punto la la LIM, le casse audio, le camere video e fotografiche, il registratore, non sono solo aggeggi tecnologici che servono a “digitalizzare” la scuola, ma strumenti pratici, utili ed efficaci di lavoro e conoscenza.

Ed è gioia, entusiasmo, amicizia, subito, oltre che acquisizione immediata di “competenze”. E anche la maestra che per la prima volta prova le riprese macro con la videocamera, se che cosa vuole e, con appena un po' di attenzione, subito ottiene immagini belle e sorprendenti.

venerdì 13 settembre 2013

Il coleottero d'oro e il pc perduto!

Sto lavorando a una serie di ebook per bambini sui piccoli animali, di fotografia, scienza e poesia. Il primo già uscito è sulle mosche, e altri sono presto in arrivo. Sto ragionando su classificazioni, riconoscimento di specie e famiglie, e su come presentare il tutto in modo interessante, accessibile, divertente, da far venire voglia anche a chi legge di esplorare, cercare, fotografare.
La mia amica Sara dall'Argentina mi manda via rete la foto di un insetto assolutamente incredibile, che sembra l'opera di un gioielliere, di vetro e oro! 

E' fantastico come, attraverso gli strumenti digitali, siamo oggi in grado di approfondire il rapporto che abbiamo con la natura e di condividere esperienze e conoscenze: la fotografia macro alla portata di tutti, la ricerca sul web per confronti istantanei che ci possono aiutare a riconoscere famiglie e specie, fino all'incredibile (almeno fino a pochi anni fa) possibilità di farci praticamente da soli il libro, pubblicarlo, offrirlo gratis oppure venderlo in rete!

Mi arrivano per email le pubblicità degli ultimi "personal computer" da tavolo proposti dal mercato, esteticamente sempre più curati e funzionalmente sempre più orientati al piatto consumo di contenuti prodotti da altri: tolgono i lettori di dischi ottici, limitano le interfacce per comunicare con eventuali periferiche fisiche esterne, ti obbligano a stare sempre connesso, legato a filo doppio ai provider dei vari cloud!
In tempi di smarphone dallo schermo enorme, di tablet e di portatili perfetti per connettersi e per seguire in diretta tutti i trend del barnum tecnologico, io mi immaginavo che se uno sceglie ancora un pc da tavolo, capissero che non necessariamente lo fa per affollarsi con la famiglia attorno a un touch screen!
A me per esempio – per il mio lavoro, per la mia età, ma anche perché credo che sia culturalmente criminale buttare via 40 anni di produzioni audio, video, multimediali, serve ancora vedere o rielaborare DVD e CD ROM, digitalizzare vecchi video o musiche da antiche cassette, collegarmi a un altro monitor o a un impianto di amplificazione con qualcosa che non sia solo un cavo HDMI!

E non mi dite che uno certe cose se vuole "le può aggiungere". Se non ti danno l'occasione di giocare con lo strumento, non ti viene voglia! Se nessuno ti fa vedere come viene bello in fotografia non solo lo scarabeo d'oro, ma anche il moscone che riposa su una foglia, non ti verrà mai in mente di provarci tu con la macchina fotografica, o col telefonino, a fare un libro sugli insetti!
Umori ambivalenti...

Per intanto ringrazio la mia amica Sara, perché non sapevo della Charidotella sexpunctata, l'insetto di vetro e oro!

venerdì 31 maggio 2013

Bambini e insetti, ancora, per fortuna!

Alla fine questa volta abbiamo usato anche la LIM! L'abbiamo usata per lo più come proiettore ma, quando si è trattato di mettere le 4 figure di insetti sullo schermo per poterli disegnare, c'è stata anche questa possibilità nuova di mettere in ordine le immagini invece che da computer direttamente spostandole con la mano sullo schermo: bambini, va bene così? Carino!
In realtà, ci vogliono questi momenti in cui i bambini si scatenato entusiasti nel giardino dietro a un ragno o a una mosca, urlanti, corporei, così poco “digitali”, a ridare un po' di speranza nella possibilità di fare una scuola di qualità basata sulle persone, cittadini attivi nel loro territorio, che apprendono, producono e usano anche la tecnologia, ma non si fanno imbrigliare, espropriare, dettare il come, il quando e il cosa, spesso senza nemmeno avere capito di che cosa si tratta.
Questa idea che milioni di utenti con competenze anche scarse o quasi nulle, che non hanno idea di come si mettono in ordine i dati dentro un disco rigido, non dico per selezionarli e magari elaborarne qualcuno, ma anche solo per saperli ritrovare, l'idea che utenti di questo tipo vengano mandati in massa nel “cloud”, perché ormai ti tolgono anche i DVD dai personal computer, mi suona come uno dei più colossali raggiri della storia dell'umanità. E prepara a tempi in cui il 90% delle risorse informatiche del pianeta, server, rete, elettricità, saranno dedicate a gestire spazzatura, senza neppure uno straccio di preliminare “raccolta differenziata”!

Bando però oggi alle tristezze. Un modo tutto diverso, nostro, consapevole, attivo, produttivo, culturalmente innovativo è possibile, facile, immediato, e tutti lo possono provare.
I bambini di seconda come sempre si sono fiondati nel giardino con un entusiasmo incredibile. Abbiamo usato le risorse digitali fotografia e video, per ricordare nei particolari i piccoli gli animaletti che abbiamo trovato, e anche i gesti, le voci, l'interazione dei bambini tra di loro, con la maestra, con me. Abbiamo messo insieme scienza ed emozione, anche questa volta scoprendo qualcosa di nuovo e “sconosciuto”: l'anno scorso le “pupe” delle coccinelle e quest'anno una mosca dalle ali colorate di preziosi ricami.
Poi abbiamo usato altre risorse digitali, il pc e la LIM (ma anche un proiettore andava bene!) e le casse acustiche per vedere e ascoltare. E' stato un po' più noioso che muoversi nel giardino, ma i bambini hanno fatto col disegno copia “quasi dal vivo” di alcuni animaletti.
Poi useremo la risorsa digitale della rete “leggendo”, in questo caso per esempio per andare a capire (aiutandoci anche con i libri) come si chiama il coleottero qui raffigurato, conoscere la sua famiglia, ma anche scrivendo, perché, dalle esplorazioni di tanti bambini, di tante scuole diverse, anche in diverse parti del mondo, stiamo costruendo su internet il Museo Virtuale dei Piccoli Animali.


E questo è un mondo “digitale” che non solo non fa paura e non ci costringe a correre continuamente dietro alle “novità” del mercato, ma anche subito ci può aiutare nella comprensione del mondo in cui viviamo, di quello che materialmente “tocchiamo”, non solo schermi, ma anche essere viventi! 

venerdì 19 aprile 2013

Gli occhi del ragno!

Ci risiamo, si torna in una scuola dell'infanzia dove già l'anno scorso i giovanissimi esploratori avevano trovato nel giardino animaletti bellissimi.
E si comincia con una bambina di 3 anni che mi mostra con molto convinzione ed enfasi la “porta” della casa di uno scoiattolo sul tronco di un albero. Poi, arriva la maestra con la videocamera e la bimba, con tranquillità, precisione e chiarezza, ripete. Bellissimo. Viene istintivo chiedersi: dov'è la crisi delle scuola, dove la difficoltà di comunicazione tra le generazioni?
A parte l'erba, le siepi, gli alberi, e tanti altri posti “naturali” in cui uno si aspetta di trovare i piccoli animali, la parte più interessante è proprio dove di solito si affollano i bambini.
Ai piedi di uno scivolo, lo spiazzo di terra davanti è disseminato di buchi, sopra i quali svolazzano piccoli insetti indaffarati. Quando arriva il gruppo dei bambini, si diradano, intimoriti, e allora dopo una osservazione attenta da lontano, mandiamo il gruppo un po' più in là nel prato e restiamo solo io e una maestra, muovendoci il meno possibile. Riesco a fotografare con sufficiente chiarezza una piccola ape Andrena proprio mentre esce di casa!

Ma è sulla casetta di plastica che abita di preferenza Sitticus, il ragno che salta (e se non fosse un sitticus, ragnologi help, che correggo!), dai grandi occhi che girano intorno alla testa, peloso e improbabile che sembra venuto fuori da un film di fantascienza. Lo cerco e lo inseguo non senza difficoltà, la luce e l'ombra, il movimento, la messa a fuoco e non ultimi i bambini tutt'intorno che mi spingono, mi pressano, mi tirano per la manica perché poco più in là hanno visto una mosca o una farfalla. La foto, tecnicamente non eclatante, risulta alla fine molto suggestiva. La mostro subito ai bambini nel display della fotocamera, e l'ingrandimento li lascia a bocca aperta: non se lo aspettavano davvero così, quel ragno grigio e piccolo, e soprattutto non potevano immaginare, vedendolo a grandezza naturale, quegli occhi incredibili!
Il giorno dopo torno e un bambino di 3 anni mi si fa incontro: “Lo sai che io sto per diventare grande?” Lo guardo e approvo: “Benissimo!”, e lui se ne va soddisfatto.

lunedì 25 marzo 2013

Come ti “insegno” il web!


Premetto: dato che, pur lavorando molto con i bambini e i ragazzi dalle materne alle superiori, io non sono un insegnante, negli ultimi tempi non sto dedicando molto tempo e attenzione a certe “evoluzioni” della scuola italiana. Non mi piace l'aria complessiva che vi si respira, non capisco – intendo da un punto di vista educativo e didattico – l'ansia diffusa di “digitalizzazione” e, piuttosto che polemizzare su una quantità incredibile di sciocchezze che girano (buone ultime, e mi è difficile credere che siano vere, le idee deliranti attribuite a un ministro di un governo che non c'è più!), preferisco essere eventualmente utile in modo indiretto proponendo, dentro e fuori la scuola, esperienze concrete di cittadinanza attiva che ritengo di sicura validità. Lascio poi alle scuole e ai docenti che eventualmente le adottino, di ricondurle alla loro programmazione.

Mi frullano in testa i frammenti della conversazione che ho avuto qualche giorno fa con una mia amica professoressa delle superiori, che mi raccontava di quello che le hanno detto di fare, per guidare i suoi studenti tra le perigliose onde dell'oceano della rete.
Avendo tra l'altro aboliti (o in via di abolizione) i libri di testo cartacei, l'insegnante in pratica dovrebbe, dato un contenuto, andare a vedere più o meno tutte le pagine web che ne parlano e scegliere quelle su cui fare studiare poi i suoi studenti. Cioè, come fino a ieri si propinavano i libri, oggi, usando le LIM e i tablet, a scuola si dovrebbe propinare la rete, opportunamente esplorata, valutata, selezionata...
O mio Dio! Se uno studente mi prospettasse una cosa del genere, gli direi: “Ragazzo mio, mi dispiace, ma tu di come funziona la rete non hai capito niente!”
E' come se quando io porto i bambini nel cortile in cerca di insetti, pretendessi di trovare prima da solo tutto il “trovabile”, in modo da sapere preventivamente il nome, la famiglia, l'ordine di ogni possibile esserino che troveremo. Il che, se nel senso comune tuttora corrisponde perfettamente alla funzione di un insegnante, è proprio ciò che lo studio in rete, così come la libera esplorazione di un ambiente naturale, rendono praticamente impossibile; ci sarà sempre, per quanto accurata e faticosa sia stata la mia preparazione, un animaletto che arriva lì imprevisto a scombinarmi l'ordine della didattica!

Fuori di noi c'è una realtà complessa e tendenzialmente ridondante che – in tempi di comunicazione diffusa, interattiva, multidirezionale - sfugge ai criteri tradizionali di trasmissione culturale, ma chiede piuttosto di essere via via osservata, inquadrata, compresa in certi concetti chiave, se si vuole anche “appresa”, con la consapevolezza però che non potremo mai possederla. Solo le specie conosciute di insetti sono più di un milione, e anche il professore più esperto del mondo non le conoscerà mai tutte! Ma insieme si può cercare di capire e attivare i meccanismi di pensiero adatti per orientarci, per stabilire un ordine provvisorio nelle cose che non sarà mai tutta la “verità”, ma che ci darà una progressiva e migliore consapevolezza del mondo.

Credo che una delle ragioni della odierna litigiosità a tutti i livelli sia proprio dovuta all'insicurezza delle persone rispetto alle cose che sanno e che non sanno. Dove non è questione di libri, televisione, strumenti digitali, ma proprio della rigidità di un pensiero che a tutti costi - condizionato dall'ideologia anacronistica quanto coriacea delle verità contrapposte, della competizione, della negazione del punto di vista altrui, figlia di una civiltà industriale morente - ci induce tendenzialmente a ragionare in termini di giusto e sbagliato!
Navigare intelligentemente il Web, così come osservare i “concittadini inaspettati” nel giardino, potrebbe favorire processi cerebrali più elastici, che ci aiuterebbero a vivere tutti meglio.
Ma può anche darsi che la difficoltà sia sta mia a comprendere quello che realmente mi diceva la mia amica professoressa e che - come va di moda oggi e come mi auguro di cuore - alla fine io abbia frainteso!