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giovedì 20 agosto 2026

Quando i Bambini ci insegnano il Futuro

 Sto realizzando in una serie di 10 video di 15 minuti l'uno, dal titolo "Bambini Oggi, Educare nel terzo Millennio". Li rendo disponibili su YouTube come un "corso" gratuito, eventualmente introduttivo ad altri corsi più approfonditi, a distanza o in presenza, rivolti soprattutto a al mondo della scuola, se qualcuno li dovesse trovare interessanti.

Sto ricostruendo una storia, un progetto educativo e culturale che si è sviluppato in modo coerente e con risultati che ne hanno confermato la validità, attraverso i decenni, le aree disciplinari, i linguaggi e gli strumenti, di cui i protagonisti assoluti sono i bambini. E così recupero cose antiche, prendo, raduno, classifico, cerco di rendere il senso di esperienze vive e reali in cui, più dello studio, dei libri, della Rete, delle certificazioni, valgono proprio le risposte sul campo dei bambini: migliaia, che in diverse occasioni e paesi del mondo, a certe proposte praticamente sempre hanno risposto con un entusiasmo, impegno, gioco e lavoro, e idee e prodotti che, rispetto a tanti problemi del mondo di oggi, se uno li osserva con un minimo di attenzione e senza pregiudizi, gli viene da esclamare, con un grande sospiro di sollievo: ma allora, si può! 

Recupero non è nostalgia, anzi, è una di quelle cose che impongono svolte importanti oggi, dal punto di vista della professione e del pensiero. Personalmente, alla mia veneranda età, sto cambiando e correggendo quello che faccio e quello che sono, non per adeguarmi all'ennesimo fatuo spot di un sempre più evanescente mercato spacciato per "tecnologia", ma perché così richiede di svilupparsi la mia storia. Socialmente, applicato su larga scala, un atteggiamento analogo costituirebbe probabilmente una ricetta vincente per il futuro.

Cioè, vedere e considerare man mano, o anche distanza di tempo, quello che abbiamo fatto, pensato, prodotto, estrarre le cose che ci hanno dato idee, speranze, e farne cultura, invece che limitarsi per lo più descrivere, come succede da decenni oramai, quello che potremmo fare utilizzando certi mezzi hardware e software che quando finalmente abbiamo imparato a usarli, già non serve più perché ci sono già altri mezzi nuovi da descrivere e imparare - il mercato non si ferma, non ci aspetta! - e ogni volta dobbiamo ricominciare da capo, come se nel tempo non avessimo costruito niente!

Non a caso sui "social" sempre più dal niente ripartiamo, e sempre più nella vita e nella politica è un confronto sterile di opinioni astratte, campate per aria, lontane dalla vita che viviamo, prese da narrazioni altrui, su cui ci schieriamo con sempre maggiore aggressività, e che poi formano, queste aggregazioni di nulla, la confusione assoluta in cui stanno morendo le nostre società. Oltre l'abbondanza e potenza di mezzi a disposizione di ognuno di noi, che ci potrebbero trasformare tutti in dei capaci di controllare ogni attimo del nostro futuro, l'individualismo esasperato, il consumismo, la competizione, il narcisismo arrogante e saccente ci stanno rendendo sempre più incapaci di vedere, capire, comunicare. Stiamo vivendo un orizzonte desolato da cui rischia di essere bandita la speranza e, mentre la stragrande maggioranza dei cittadini vive inquietudine, isolamento, impotenza, sul pianeta pochi potenti ignoranti e arroganti come non mai, tessono indisturbati e impuniti le loro trame di violenza, odio e guerra.

 Personalmente, mi rendo conto della gravità di un errore ricorrente. Quello di pensare che avendo per esempio fatto schede e relazioni della nostra bella esperienza, basti segnalare, mettere a disposizione, indirizzare altri a quel materiale, perché la comunicazione si realizzi. Come se l’oggetto potesse quasi da solo trasmettere l’esperienza, come se gli altri fossero in grado, da una documentazione, anche ben fatta come un libro o un video, di trarre le stesse emozioni, suggestioni, conclusioni scientifiche di chi quella documentazione ha prodotto. Errore! Il più delle volte gli altri si fermeranno ai titoli, e tutta quella miniera resterà materiale inutilizzato, in un contesto in cui anche i migliori sono assuefatti alla fretta e alla velocità,

Anch’io mi rendo conto per esempio, che in un corso recente con insegnanti, in cui ho mostravo esempi di prodotti stampati, video, siti web, ero andato un po’ a memoria, avevo ripreso cose che mi ricordavo essere importanti, ma non avevo svolto su quel materiale lavoro preliminare di revisione approfondita che mi avrebbe permesso, quelle stesse cose, di proporle con tutta un’altra efficacia e profondità. Come quando ritrovo adesso, e però rivedo con la dovuta attenzione per esempio quei disegni incredibili dei bambini della scuola dell’infanzia, quella volta che avevano osservato gli uccelli in giardino e mi avevano spiegato, con grande efficacia che, quando atterra, il merlo allarga le ali, ma anche la coda!

Mi sto muovendo tra gli scaffali in casa, le macchine nuove e antiche, i dischi rigidi, i CD ROM e i DVD, i supporti video e audio digitali e analogici, la Rete. E sono stato in questi giorni un sacco di tempo a fare fotocopie.

Alla mia età e con la mia storia professionale, questo delle fotocopie è un lavoro per cui magari dovrei avere una segretaria, o uno studente, che lo fa. E mi viene anche da chiedermi anche, visto la carenza clamorosa di versioni digitalizzate di materiale che avevo lì da tanti anni, perché mai non l'ho fatto prima, quando tante volte mi annoiavo o giravo in tondo. L'idea interiorizzata mio malgrado di efficienza mi fa istintivamente rimpiangere il tanto tempo che ho perso. Più o meno come quello che ho passato sul divano anche in questi ultimi due mesi, con il ventilatore a palla, complice il caldo, a dormire di giorno perché era più facile che di notte.

E invece mi accorgo che da questa "noia" dell'acquisire adesso e rinominare la pagine a una a una, insieme con la musica assolutamente casuale che intanto lascio andare, dalla collezione di pezzi rock, pop, classici pure acquisiti in passato e salvati nelle cartelle di musica del PC, man mano che il lavoro procede in un tempo forzatamente lento e senza fretta, emergono memorie, e pezzi di esperienza sparsi si ricompongono, ma non come in un puzzle di cui già si conosce la figura finale. Sarà una composizione del tutto nuova e diversa, che già dal primo incontro casuale dei vari pezzi si illumina e svela punti di vista inediti e inaspettati. La realtà si sta ricostruendo in altri modi, con nuove suggestioni, qui, adesso, come in un altro momento non sarebbe successo: intuizioni, idee, collegamenti con i problemi, i dubbi, le delusioni, le speranze e i progetti proprio di questo presente, o dell'immediato possibile futuro.

Perché poi, se vai oltre l'intuizione che risveglia una curiosità intrigante, ti rendi conto che sono proprio i momenti così che risvegliano la capacità di sentirsi vivi, attivi, in grado forse di procedere oltre, a partire da una storia che mentre la ritrovi ti restituisce le radici su cui far cresce il nuovo albero della conoscenza, e del fare.

 Bello, perché è proprio come nelle esperienze di animazione con i bambini - quelle che sto cercando di rendere nei video e negli altri articoli che sto scrivendo intorno - quando sono contenti di una bellezza che sentono crescere dentro di sé, mentre in cooperazione con gli altri ottengono soddisfazioni che mai potrebbero essere date dalla competizione.

E proprio qui sta il problema principale, la difficoltà ricorrente, data un'esperienza anche ricca e ben documentata, di condividerla con altri disposti a fare altrettanto con una parte almeno della loro esperienza. Non è evidentemente un problema solo tecnico, ma già trovare un modo semplice ed efficace per connettere in rete gli elementi significativi delle rispettive esperienze e combinarli insieme per produrre qualcosa che vada oltre, è una cosa tanto facile da dirsi quanto estremamente difficile da realizzare in pratica. Ci si prova poco e di solito, più che cercare soluzioni, ci si affida pigramente alle piattaforme commerciali di condivisione esistenti, che ovviamente sono state fatte con altri scopi, e dopo qualche timido tentativo si conclude che è impossibile, e ognuno ritorna a barcamenarsi per conto suo.

In realtà, più che una magica app che ci risolva i problemi come per magia, o miracolosi prompt che attivino per noi l'intelligenza artificiale, dovremmo prima cercare seriamente all’interno del gruppo, in un confronto serio e approfondito, le motivazioni che muovono ognuno noi e stabilire presto obiettivi magari inizialmente limitati, ma raggiungibili, per incominciare a porre a chi partecipa e perché no al mondo intero per esempio la domanda:

Davvero è possibile dall'esperienza con i bambini ricavare insegnamenti utili a risolvere certe difficoltà che affliggono oggi le società umane, per esempio trovare un modo sereno e non problematico di interfacciarsi con la tecnologia, come strumento per espandere le nostre vite, in collaborazione e non in competizione tra gli umani?

Da quello che ho visto, sperimentato e sentito in tutti questi anni e da ciò che mi torna mentre dal passato recupero materiale digitalizzato, ricordi e associazioni di idee, per quanto mi riguarda la risposta è certamente sì. Serve però un lavoro ben fatto, con emozione, curiosità, speranza, rigore scientifico.

Già in passato questa intuizione ha attraversato il pensiero e la cultura. A memoria viene in mente Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, che non a caso esce nel 1968, ma l’affermazione più importante di questa verità oggi più attuale che mai la conosciamo tutti, ed è addirittura alla base della cultura cristiana, nel Vangelo: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». Matteo 18,3

Ovviamente, non bisogna idealizzare l’infanzia e, se dire che il mondo governato dai bambini sarebbe migliore è una bella suggestione, così come se fosse governato dalle donne, dopo tanti secoli di patriarcato, è importante sapere che non è affatto automaticamente vero, perché i bambini poi, come le donne, prendono esempio dai modelli e comportamenti esistenti dominanti, adulti e maschili. Anche tra i bambini poi esistono paura, prepotenza, aggressività, e come unico splendido esempio possiamo citare Il Signore dello Mosche, Il romanzo originale di William Golding del 1954, lo splendido film di Peter Brook del 1963, la replica del 1990 e la mini serie televisiva che è uscita proprio quest’anno, 2026.

Se si parla di una possibile redenzione dell’umanità, il discorso va riferito a bambini, donne, uomini liberati almeno in parte dalle innumerevoli limitazioni che hanno sempre reso la nostra storia così difficile e travagliata. E ovviamente dobbiamo tenere presente che, oltre le nostre aspirazioni e il nostro impegno, si tratterà comunque di una libertà sempre parziale, irta di contraddizioni, tra natura e cultura. Serve comunque darsi da fare, a partire dalle condizioni del mondo in cui viviamo, per provare a renderlo migliore.

Oggi, un dato radicalmente nuovo è che siamo in presenza, solo da pochi decenni, di una tecnologia che per la prima volta nella storia mette a disposizione in maniera potenzialmente del tutto democratica gli stessi mezzi per fare l’informazione, in una società basata sull’informazione, nelle mani di qualsiasi cittadino del pianeta terra, compresi i bambini. L'immediatezza e facilità d’uso di base permettono di rompere le gerarchie tradizionali tra chi trasmette la conoscenza e chi soltanto la può ricevere, tra chi produce e chi soltanto consuma. Dall’osservazione e corretta comunicazione della cultura che i bambini sono in grado oggi di produrre, anche questo aspetto, il più difficile da comprendere, perché rappresenta una autentica rivoluzione rispetto a una tradizione millenaria, può emergere con evidenza, consentendo l’avvio del necessario salto culturale a una umanità che oggi complessivamente sta consumando in modo capillare la tecnologia del 2020 con lo stesso atteggiamento e conoscenza dei primi anni 1970. Che è probabilmente il problema alla base di tanti altri, su questo tormentato pianeta.

Oggi stiamo delegando all'intelligenza artificiale la messa in ordine del sapere mondiale (cioè di quella parte che da libri, giornali, archivi di immagini, ma anche conversazioni sui social network, è stato e viene travasato negli archivi digitali), e molti credono che rimescolato e rielaborato più o meno automaticamente ci possa dare la risposta a ogni domanda. Ma l'intelligenza artificiale non è in grado per esempio di scegliere da sola se nutrirsi di informazioni scientifiche ufficiali, piuttosto che di divagazioni di no vax, osservatori di scie chimiche, terrapiattisti; non può distinguere tra onnivori e vegani, né valutare la veridicità di informazioni false che, nel momento in cui si moltiplicano e vengono condivise in modo acritico attraverso la rete globale, potrebbero a un certo punto apparire come vere.

Di fatto l'informazione di massa, da quanto si è diffusa l'intelligenza artificiale, non solo non sta migliorando, ma si sta uniformando in gran parte ai livelli più bassi di ignoranza e pressapochismo, quando non di settarismo spinto, razzismo, e conflittualità senza precedenti a tutti i livelli, che dagli ambienti virtuali della rete si riversano sempre più anche nella vita quotidiana, nelle strade e nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nella case della gente.

L'intelligenza artificiale non pensa, non immagina, non desidera, e non sente il peso e l'emozione della vita, che è ciò che fino a qui ha mosso la storia dell'umanità, e senza una supervisione umana seria e rigorosa in realtà può anche funzionare benissimo per un po', ma a un certo punto commetterà senz'altro errori che da sola non sarà in grado di correggere.

L'urgenza del presente non è quindi solo attrezzarsi per poter lavorare sempre meglio insieme con le macchine - il che ovviamente va fatto - ma in parallelo sviluppare al più presto, anche con l'aiuto delle macchine, la capacità degli umani - tutti gli umani, non solo gli specialisti, ognuno al suo livello, come livello minimo di alfabetizzazione - di documentare e riorganizzare la nostra personale esperienza, le memorie e documenti di cui conosciamo origine e modalità di produzione, in modo da stabilire blocchi di sapere e conoscenza pensati e sviluppati insieme, tra donne, uomini, bambini, e funzionali al nuovo, al futuro che intendiamo costruire, verso obiettivi precisi stabiliti non dal mercato o da fantomatici algoritmi, ma dai bisogni, dai desideri, dalle intenzioni delle persone e delle comunità. Anche perché in questo modo banalmente, se anche gran parte del mondo in cui viviamo sarà comunque poi affidato si sistemi artificiali, almeno sapremo come le cose più o meno funzionano e potremo inserirci nel gioco con un minimo di consapevolezza e autostima.

La tecnologia è per l'uomo, e non viceversa, e molti dei problemi che oggi ci assillano e ci sembrano insormontabili, probabilmente potrebbero essere risolti.

Non lo sapremo mai, se non ci proviamo, e i bambini ci insegnano che tutto questo è assolutamente possibile, da subito.


sabato 28 settembre 2019

Una app per fare, insieme, globalmente

ENO Tree Planting è una rete mondiale di scuole e gruppi che agiscono per uno sviluppo sostenibile del Pianeta e, molto concretamente, piantano alberi.

Si discute molto in questi giorni dei Fridays for Future e, a parte certi attacchi isterici all’indirizzo di Greta Thumberg che personalmente trovo pazzeschi, ritengo che non spetti a un movimento di massa dare le risposte concrete a ogni problema ma, attraverso idee, suggestioni, manifestazioni, stimolare i governi, la politica e la società civile a pensare, programmare, agire.
Pretendere però che la politica fornisca tutte le soluzioni (e poi rifiutarla se non lo fa) è uno dei grossi equivoci delle nostre democrazie malate, corrotte dall’individualismo esasperato e dal rifiuto delle responsabilità. Come diceva il poeta, “libertà è partecipazione”, e solo con un impegno complessivo dei cittadini, a tutti i livelli, si può andare oltre le contrapposizioni, le risse, la ricerca ossessiva di un qualche “nemico” da combattere come risposta bassa e di pancia alla sfiducia e frustrazione di massa.

Internet, il Web, sono oggi uno strumento formidabile di partecipazione a livello globale, la cui forza ancora ai più sfugge, dispersa e confusa nella inconcludente partecipazione ai social network commerciali e nel consumo esagerato di app-protesi che, più che semplificare la vita, ci rendono dipendenti anche per le cose più banali.


La app EniviRate è uno strumento d’azione.
Serve per segnalare le proprie iniziative virtuose, come piantare alberi, pulire il territorio, ma anche per denunciare istantaneamente le cose che non vanno di cui veniamo a conoscenza, come il taglio delle foreste, il versamento di liquami nocivi.
Cioè, oggi noi possiamo non aspettare più che qualcun altro predisponga un servizio generale di sorveglianza del territorio (per cui mancano comunque le risorse), ma direttamente, grazie a una organizzazione di base relativamente semplice e l’uso attivo della rete su una piattaforma efficiente, la sorveglianza del territorio possiamo farla noi. E chiamare le autorità e i tecnici quando effettivamente servono, non solo, ma segnalare subito a un pubblico potenzialmente illimitato, in tutto il mondo, eventuali ritardi e inadempienze.
Con i dati raccolti, (l’applicazione) produce una misurazione in tempo reale della percezione che la gente ha della qualità dell’ambiente. Questa mappa viva del riscaldamento globale è aggiornata in tempo reale”.
In un PDF si possono vedere dettagliate "istruzioni perl'uso". 
"Usa i tuoi tre sensi - GUARDA, ASCOLTA e RESPIRA - per valutare l'ambiente".

Questo può essere l’immenso potere della rete, altro che ordinare la pizza col telefonino o spettegolare su Facebook!

In diversi modi, sono molti oggi i siti web e i software per dispositivi mobili che propongono e rendono possibile la condivisione di esperienze e punti di vista di base.
Una buona organizzazione e un coordinamento efficace consentono non solo di insegnarci l’un l’altro, da una capo all’altro del mondo, come si chiamano la pianta o l’insetto che abbiamo appena incontrato ma anche, con un po’ di lavoro più ma nemmeno tanto, di farci, per esempio, “in casa” la street view del nostro territorio! E possiamo subito sperimentare dal vivo la potenziale forza immensa, culturale, di informazione e anche politica che potremmo avere se, invece  di consumare soltanto la tecnologia individualmente, o subirla e adeguarci passivamente, incominciassimo a usarla insieme, per applicazioni le più svariate il cui limite sta soltanto nella nostra immaginazione e voglia di fare.
Oltre un consumismo devastante che, con uno spreco colossale di risorse, imbriglia e frena la tecnologia del 2020 dentro schemi mentali dei primi anni Sessanta del secolo scorso (ogni tanto qui mi ripeto, ma il modello popolare, quello che fa vendere di più, si basa più o meno sui cartoni animati deiPronipoti”!) si spalancano spiragli potenzialmente entusiasmanti di cittadinanza attiva. Dovessero affermarsi in una parte consistente della società, sarebbe un gran bene per la qualità della vita di tutti noi tutti e per l’intero Pianeta.


Per maggiori informazioni sul progetto ENO:
https://www.enoprogramme.org/
https://wssc.enoprogramme.org/
http://www.lascatoladelleesperienze.it/eno/
https://www.facebook.com/EnoItaly/

Mail della coordinatrice nazionale ENO per l'Italia Linda I.L.Giannini
email italy@enoprogramme.org

lunedì 8 aprile 2019

Lo Sguardo dei Bambini sul Mondo

Periodicamente qui ritorno cercando, per approssimazioni successive, di arrivare alle definizione precisa del progetto "Lo sguardo dei Bambini sul Mondo", con le parole adatte, che non sono un dettaglio.
Cioè, perché questo discorso dei bambini che fanno i video non è solo il mio campo di lavoro, ma una proposta culturale complessiva che chiede di essere ascoltata, che ha bisogno di un dibattito adeguato non solo tra gli addetti ai lavori o nel mondo della scuola, ma nell'intera società.
Perché - so che è difficile capirlo in tempi di spreco sistematico di tecnologia e di pensiero e di appiattimento acritico e incosciente sugli orizzonti del mercato - qui non si esprimono solo opinioni, né si descrivono realtà con la comodo scorciatoia degli stereotipi, ma si propongono soluzioni vere, utili per la vita delle persone. Altri preferiscono ripetete come un mantra  ritornelli su generazioni "digitali", sul bullismo dilagante come se fosse una piaga d'Egitto, sugli otto minuti (???) di attenzione come mutazione antropologica ineluttabile.  Noi si lavora con i bambini e i ragazzi veri, e questa è la versione più recente della proposta, come sta in questo momento sul sito web, e sarà ulteriormente modificata quando altri confronteranno con noi le loro idee e il loro punto di vista.

Lo Sguardo dei Bambini sul Mondo è un progetto in corso, il cui fine è raccogliere e mettere in rete i lavori video di scuole e gruppi di bambini, fino ai 14 anni, provenienti da ogni parte del pianeta, realizzati in gran parte dai bambini stessi, che recitano, eseguono le riprese, montano i video.
Non è solo una collezione di “film” di bambini, che nel loro piccolo fanno qualcosa di simile al cinema e alla televisione che tradizionalmente conosciamo. Nei nostri tempi, in cui mezzi potentissimi, facili e economici rendono tutti noi di fatto produttori di informazione (il più delle volte a nostra insaputa, per esempio attraverso i social network), una adeguata alfabetizzazione di base al linguaggio audiovisivo della società dell'informazione globale è più che mai urgente e necessaria.

I bambini, non lasciati a se stessi e al mercato, giocando come sanno fare, con il supporto e l'assistenza di adulti educatori, non solo acquisiscono facilmente padronanza dei mezzi, ma riescono anche a raccontare di sé e del mondo dal loro punto di vista come prima non era possibile, arricchendo il linguaggio audiovisivo di forme e contenuti originali rispetto a quelli adulti, professionali o amatoriali che siano. Da un tale scambio di messaggi attraverso le generazioni, che con la rete può estendersi a tutte le nazioni e culture, può trarre vantaggio l'insieme della società, in cui i mezzi si sono diffusi globalmente in modo capillare, ma senza alcuna educazione, non impedendo o forse addirittura causando problemi crescenti di comunicazione, integrazione, convivenza tra i gruppi.


Molte sono le manifestazioni internazionali, i festival, gli incontri sul cinema e il video dei bambini, che si svolgono da anni in diversi paesi ma, forse per la difficoltà a definire un approccio culturale complessivo, oltre che per la frantumazione delle esperienze, scarso è stato finora l'impatto sul mondo della scuola e sull'opinione pubblica in generale, che dei suoi giovanissimi cittadini si fa spesso un'idea attraverso narrazioni stereotipate che alla fine fanno male ai bambini.

In questo progetto, operatori da diverse parti del mondo, conduttori di laboratori, supervisori o semplici raccoglitori di documenti locali o regionali, fanno riferimento a un nucleo centrale e a squadre che stiamo organizzando sul territorio, per il montaggio, la pubblicazione e il web mastering. Ci impegniamo perché, oltre la “raccolta delle raccolte”, dalla condivisione di esperienze con i bambini autori di audiovisivi si sviluppi una elaborazione teorica collettiva permanente, in rete e durante gli incontri in presenza che, al di là della cerchia degli addetti ai lavori, possa stimolare un recupero sociale complessivo, un uso attivo, consapevole e collaborativo dei mezzi, oltre gli sprechi di un dissennato consumismo che, in una società detta dell'informazione, può incidere negativamente sulla qualità della vita, la partecipazione, la democrazia e il futuro stesso del pianeta.

mercoledì 14 settembre 2016

Il Museo Virtuale dei Piccoli Animali, un progetto condiviso


Il Museo Virtuale dei Piccoli Animali si sta aggiornando, in tutti i sensi.

Dal punto di vista grafico e tecnico, abbiamo finalmente un logo ufficiale e incomincia a funzionare la casella di ricerca dalla home page, per cui se digito per esempio “cocci”, mi vengono date tutte le pagine dove sono accessibili le coccinelle. Molte gallerie vanno ancora indicizzate, per cui la ricerca funzionerà bene davvero solo tra qualche giorno, però questa è un'occasione per ricordare che la cosa si sta costruendo, che si può costruire insieme, è che una la più importante novità dell'era “digitale” - di cui non è che si parli molto – è che le cose oggi finalmente ce le possiamo fare da noi, senza che qualcuno per forza ce le venda preconfezionate, se solo impariamo a mettere in pratica adeguate forme di collaborazione e condivisione. Così probabilmente può cambiare il mondo, più che continuando a comperare e a buttare via aggeggi di cui fondamentalmente non abbiamo il controllo!

Dal punto di vista delle collaborazioni, sta per cambiare l'interfaccia rivolta alle scuole, in modo da favorire la partecipazione e l'interscambio. Su un piccolo fulcro che – non capita sempre! – unisce in modo armonico e completo natura, emozione, immaginazione e tecnologia, aperto a tutti i bambini del mondo, si costruisce una rete che va oltre le forzature politiche e ideologiche e le mode, e a cui ognuno può partecipare secondo le intenzioni e i modi suoi, non perché “si deve fare”, ma perché piace ed è utile.
Nel frattempo, è iniziata ufficialmente con un piccolo video fatto al volo, la collaborazione con la Scuola Verde del Gran Sasso, che non è una scuola vera e propria, ma un Centro di Educazione Ambientale (storicamente, se non sbaglio, il primo in Italia!), che le scuole comunque lavora e fa cose bellissime.
In rete, dato che oggi non possiamo fare a meno di Facebook e di YouTube (come di Twitter, Google Plus, Linkedin, Whattsapp, Telegram, Viber, Instagram, Pintirest, Vimeo, Flickr, e che altro?) ci sono la pagina e il gruppo di Terra Insieme (il progetto generale a cui il Museo si riferisce) e poi il gruppo specifico del Museo e quelli tematici di “Bambini Oggi” (Scienza e Ambiente, Audio video, Tecnologie e – perché no? - Animazione teatrale, e poi c'è il canale video di Terra insieme (iscrivetevi!). L'idea – e qui aspettiamo qualche cosa in più dei “mi piace”, perché crediamo molto nel potere della condivisione - rimane quella di costruire e mettere a disposizione una piattaforma pubblica che si emancipi dai social network privati commerciali, il cui scopo principale rimane fare soldi attraverso la pubblicità e per questo non sono lo strumento più adatto per lavorare.

Nel frattempo, idee e adesioni al progetto sono benvenute ovunque. Raccontateci la bellezza e varietà della rete, che non sarà solo sempre fare tutti le stesse cose sulle stesse piattaforme!

 

mercoledì 8 aprile 2015

Il tempo per il pensiero degli altri…

Forse un giorno, se da un gradino superiore della storia qualcuno sarà in grado di dare un giudizio sulla nostra epoca, parole ricorreranno come dispersione, spreco, occasioni perdute.
Evitiamo di ripetere i soliti discorsi sulla disponibilità ipertrofica di risorse tecnologiche da cui siamo sommersi, che ogni pochi mesi si rinnovano, si moltiplicano, si rottamano, col risultato che in realtà non impariamo mai a usare niente e la nostra vita non solo non si arricchisce e non migliora, ma si appiattisce in un sempre più passivo seguire la corrente del consumo, unica possibile soluzione all’impossibilità di tenere dietro al vortice di apparenze che ci abbaglia.
Evitiamo anche i discorsi sulla retorica e l’ideologia integralista della “fine delle ideologie”, dove il pensiero dominante unico del “così va il mondo” induce i più a identificare l’attuale fallimentare e agonico sistema di mercato come l’ordine naturale delle cose, fuori da qualsiasi prospettiva storica e da qualsiasi ragionamento critico.

Quello che spesso oggi manca in modo devastante, quando si cerca di costruire qualcosa, è la considerazione vera del pensiero degli altri. Cioè, quel condividere idee e opinioni in più di una persona, in modo che a un certo punto ne risultino altre idee e altre opinioni, che non diano solo una somma, ma una sintesi superiore in cui le persone che a quella elaborazione hanno partecipato si possano riconoscere con soddisfazione.
È ciò che di solito non succede nei convegni e nei festival, che sono per lo più passerelle, vetrine, in cui non c’è mai il tempo per parlare veramente con gli altri.

Anche in rete, tantissimi comunicano le cose che pensano e che fanno, utilissime, bellissime. Le espongono come sugli scaffali di un supermercato planetario, e lì raccolgono consensi e critiche, polemiche accese e tantissimi “mi piace” (che sembra il massimo del “successo”!). A volte si crea l’occasione per dibattiti accesi e momentaneamente vivacissimi, che regolarmente non lasciano segno alcuno, e la volta dopo si ricomincia da capo.
Ma pochissimo è lo spazio in rete dove si osservano storie che crescono, o si sviluppano progetti che, oltre il gran darsi da fare dei singoli, o dei gruppi già strutturati, richiedano un impegno comune, una assunzione di responsabilità collettiva per inventare insieme qualcosa di nuovo, quello che manca, quello di cui tutti si lamentano che non c’è. Per imprese di questo tipo, generalmente “non c’è tempo”! Ma se passi metà della tua vita a pubblicare su facebook?

Inutile! Per fare davvero i conti con il pensiero degli altri, oltre i “selfie” e la ricerca anche platonica di consensi, non c’è tempo (pure se il tempo potrebbe essere poco e potremmo sceglierlo noi)  e non c’è modo, a prescindere!
Forse è un interiorizzato e profondo senso della competizione, per cui gli altri sono visti comunque come pericolosi concorrenti; forse è il risultato di delusioni personali e collettive, quando il mondo sembra scivolare in una direzione tanto diversa da quella che vorremmo, e allora proseguire soli e sconfitti è quasi una consolazione; forse ci ha estenuato la rincorsa al troppo veloce “progresso” tecnologico, di cui fatichiamo a cogliere il senso (e infatti, complessivamente, non ha un senso, o meglio, lo avrebbe se non fosse prevalentemente orientato al marketing!)

Se fossi uno di quelli che credono che la storia a un certo punto, quando noi siamo stanchi, si ferma, direi e forse scriverei: «Hanno vinto loro!»

Ma la storia va avanti, indipendentemente dal nostro impegno o opinione, e come sarà domani dipende anche dai pensieri e, soprattutto, dalle azioni di ognuno di noi.

mercoledì 30 aprile 2014

Tra i piccoli abitanti del giardino, immaginando il futuro


Faccio ormai fatica a scrivere di "tecnologia": quella fiera continua del nulla spacciato per innovazione, dove le più belle idee e possibilità degli ultimi quarantanni sono state quasi tutte sepolte sotto una bara di ideologia che di fatto produce quasi solo conformismo, rassegnazione, accettazione supina delle regole del "mercato", e disalfabetizzazione di massa asservito alla burocrazia.
Faccio fatica anche a scrivere di educazione, frequentando – potrei dire, per fortuna – da esterno, una istituzione scuola che da anni pare aver smarrito globalmente il senso della propria funzione sociale, nonostante il lavoro eccellente e misconosciuto di tanti insegnanti, che ci sono e fanno cose egregie e nessuno lo sa, lottando contro i mulini a vento, e nonostante i bambini e i ragazzi, che mai come di questi tempi sono assetati e affamati di educazione, di realtà, di rapporti veri e costruttivi con gli adulti, perché in quel mondo spot in cui li facciamo crescere manca l'aria, manca il senso del come e perché si vive.

Poi – al solito – basta un'uscita  a guardarsi intorno, tra il giardino, gli alberi, i muri, e tutto sembra apparire sotto una prospettiva diversa, semplice, immediata, interessante e viva.

Lo so, sono anni che vado raccontando degli insetti e dei ragni che scopriamo in giardino, e forse per qualcuno rischio anche di essere noioso. 

Al confronto però con altri mantra pure ripetuti da anni e con ben altra potenza e aggressività, al punto che molta gente senza neanche pensarci se ne è convinta e ci crede, queste non sono balle! Non procedo per speculazioni sofistiche che per esempio descrivono un mondo popolato di fantomatici "nativi digitali", per la consolazione di adulti in crisi in cerca di un alibi e la gioia dei venditori di aggeggi tecnologici da imporre al mondo. Dico semplicemente quello che vedo e che sento, e tutte le volte mi stupisco di quanto sia facile, naturale, con i bambini vivere un'esperienza in cui si si riescono, sempre a mettere d'accordo, in un paio d'ore, natura e tecnologia, entusiasmo infantile e verità scientifica, interesse sincero per il mondo reale e divertimento, libri di carta e condivisione di documenti digitali in rete.

Quest'anno la qualità delle immagini raccolte è davvero buona. Mentre le scuole organizzano il materiale dal loro punto di vista, io ho pensato di rilanciare il Museo Vurtuale dei Piccoli Animali con queste gallerie di scoperte sul campo. Poi si riprendono i contatti vecchi e si vanno a cercare quelli nuovi, si rinfresca la memoria ai corrispondenti di tutto il mondo.

La vera novità, la vera possibile rivoluzione del tempo presente – anche questo magari vale la pena di ripeterlo – è che tecnicamente tutti - bambini, adulti, anziani, tutti! - possiamo essere oggi immediatamente produttori di informazione, nella società dell'informazione, a livello planetario! Prenderne coscienza, può trasformarci all'improvviso da consumatori scontenti, isolati e passivi in attori consapevoli e sociali, da competitori arrabbiati in cooperatori soddisfatti. E possiamo provare a immaginare quello che succederebbe se milioni, centinaia di milioni di persone prendessero davvero l'abitudine di condividere e realizzare in rete i propri progetti culturali, sociali, politici, produttivi, oltre le restrizioni d'uso imposte dai regimi, oltre l'attuale gestione privatistica e commerciale da parte di un pugno di multinazionali...