giovedì 20 agosto 2026

Quando i Bambini ci insegnano il Futuro

 Sto realizzando in una serie di 10 video di 15 minuti l'uno, dal titolo "Bambini Oggi, Educare nel terzo Millennio". Li rendo disponibili su YouTube come un "corso" gratuito, eventualmente introduttivo ad altri corsi più approfonditi, a distanza o in presenza, rivolti soprattutto a al mondo della scuola, se qualcuno li dovesse trovare interessanti.

Sto ricostruendo una storia, un progetto educativo e culturale che si è sviluppato in modo coerente e con risultati che ne hanno confermato la validità, attraverso i decenni, le aree disciplinari, i linguaggi e gli strumenti, di cui i protagonisti assoluti sono i bambini. E così recupero cose antiche, prendo, raduno, classifico, cerco di rendere il senso di esperienze vive e reali in cui, più dello studio, dei libri, della Rete, delle certificazioni, valgono proprio le risposte sul campo dei bambini: migliaia, che in diverse occasioni e paesi del mondo, a certe proposte praticamente sempre hanno risposto con un entusiasmo, impegno, gioco e lavoro, e idee e prodotti che, rispetto a tanti problemi del mondo di oggi, se uno li osserva con un minimo di attenzione e senza pregiudizi, gli viene da esclamare, con un grande sospiro di sollievo: ma allora, si può! 

Recupero non è nostalgia, anzi, è una di quelle cose che impongono svolte importanti oggi, dal punto di vista della professione e del pensiero. Personalmente, alla mia veneranda età, sto cambiando e correggendo quello che faccio e quello che sono, non per adeguarmi all'ennesimo fatuo spot di un sempre più evanescente mercato spacciato per "tecnologia", ma perché così richiede di svilupparsi la mia storia. Socialmente, applicato su larga scala, un atteggiamento analogo costituirebbe probabilmente una ricetta vincente per il futuro.

Cioè, vedere e considerare man mano, o anche distanza di tempo, quello che abbiamo fatto, pensato, prodotto, estrarre le cose che ci hanno dato idee, speranze, e farne cultura, invece che limitarsi per lo più descrivere, come succede da decenni oramai, quello che potremmo fare utilizzando certi mezzi hardware e software che quando finalmente abbiamo imparato a usarli, già non serve più perché ci sono già altri mezzi nuovi da descrivere e imparare - il mercato non si ferma, non ci aspetta! - e ogni volta dobbiamo ricominciare da capo, come se nel tempo non avessimo costruito niente!

Non a caso sui "social" sempre più dal niente ripartiamo, e sempre più nella vita e nella politica è un confronto sterile di opinioni astratte, campate per aria, lontane dalla vita che viviamo, prese da narrazioni altrui, su cui ci schieriamo con sempre maggiore aggressività, e che poi formano, queste aggregazioni di nulla, la confusione assoluta in cui stanno morendo le nostre società. Oltre l'abbondanza e potenza di mezzi a disposizione di ognuno di noi, che ci potrebbero trasformare tutti in dei capaci di controllare ogni attimo del nostro futuro, l'individualismo esasperato, il consumismo, la competizione, il narcisismo arrogante e saccente ci stanno rendendo sempre più incapaci di vedere, capire, comunicare. Stiamo vivendo un orizzonte desolato da cui rischia di essere bandita la speranza e, mentre la stragrande maggioranza dei cittadini vive inquietudine, isolamento, impotenza, sul pianeta pochi potenti ignoranti e arroganti come non mai, tessono indisturbati e impuniti le loro trame di violenza, odio e guerra.

 Personalmente, mi rendo conto della gravità di un errore ricorrente. Quello di pensare che avendo per esempio fatto schede e relazioni della nostra bella esperienza, basti segnalare, mettere a disposizione, indirizzare altri a quel materiale, perché la comunicazione si realizzi. Come se l’oggetto potesse quasi da solo trasmettere l’esperienza, come se gli altri fossero in grado, da una documentazione, anche ben fatta come un libro o un video, di trarre le stesse emozioni, suggestioni, conclusioni scientifiche di chi quella documentazione ha prodotto. Errore! Il più delle volte gli altri si fermeranno ai titoli, e tutta quella miniera resterà materiale inutilizzato, in un contesto in cui anche i migliori sono assuefatti alla fretta e alla velocità,

Anch’io mi rendo conto per esempio, che in un corso recente con insegnanti, in cui ho mostravo esempi di prodotti stampati, video, siti web, ero andato un po’ a memoria, avevo ripreso cose che mi ricordavo essere importanti, ma non avevo svolto su quel materiale lavoro preliminare di revisione approfondita che mi avrebbe permesso, quelle stesse cose, di proporle con tutta un’altra efficacia e profondità. Come quando ritrovo adesso, e però rivedo con la dovuta attenzione per esempio quei disegni incredibili dei bambini della scuola dell’infanzia, quella volta che avevano osservato gli uccelli in giardino e mi avevano spiegato, con grande efficacia che, quando atterra, il merlo allarga le ali, ma anche la coda!

Mi sto muovendo tra gli scaffali in casa, le macchine nuove e antiche, i dischi rigidi, i CD ROM e i DVD, i supporti video e audio digitali e analogici, la Rete. E sono stato in questi giorni un sacco di tempo a fare fotocopie.

Alla mia età e con la mia storia professionale, questo delle fotocopie è un lavoro per cui magari dovrei avere una segretaria, o uno studente, che lo fa. E mi viene anche da chiedermi anche, visto la carenza clamorosa di versioni digitalizzate di materiale che avevo lì da tanti anni, perché mai non l'ho fatto prima, quando tante volte mi annoiavo o giravo in tondo. L'idea interiorizzata mio malgrado di efficienza mi fa istintivamente rimpiangere il tanto tempo che ho perso. Più o meno come quello che ho passato sul divano anche in questi ultimi due mesi, con il ventilatore a palla, complice il caldo, a dormire di giorno perché era più facile che di notte.

E invece mi accorgo che da questa "noia" dell'acquisire adesso e rinominare la pagine a una a una, insieme con la musica assolutamente casuale che intanto lascio andare, dalla collezione di pezzi rock, pop, classici pure acquisiti in passato e salvati nelle cartelle di musica del PC, man mano che il lavoro procede in un tempo forzatamente lento e senza fretta, emergono memorie, e pezzi di esperienza sparsi si ricompongono, ma non come in un puzzle di cui già si conosce la figura finale. Sarà una composizione del tutto nuova e diversa, che già dal primo incontro casuale dei vari pezzi si illumina e svela punti di vista inediti e inaspettati. La realtà si sta ricostruendo in altri modi, con nuove suggestioni, qui, adesso, come in un altro momento non sarebbe successo: intuizioni, idee, collegamenti con i problemi, i dubbi, le delusioni, le speranze e i progetti proprio di questo presente, o dell'immediato possibile futuro.

Perché poi, se vai oltre l'intuizione che risveglia una curiosità intrigante, ti rendi conto che sono proprio i momenti così che risvegliano la capacità di sentirsi vivi, attivi, in grado forse di procedere oltre, a partire da una storia che mentre la ritrovi ti restituisce le radici su cui far cresce il nuovo albero della conoscenza, e del fare.

 Bello, perché è proprio come nelle esperienze di animazione con i bambini - quelle che sto cercando di rendere nei video e negli altri articoli che sto scrivendo intorno - quando sono contenti di una bellezza che sentono crescere dentro di sé, mentre in cooperazione con gli altri ottengono soddisfazioni che mai potrebbero essere date dalla competizione.

E proprio qui sta il problema principale, la difficoltà ricorrente, data un'esperienza anche ricca e ben documentata, di condividerla con altri disposti a fare altrettanto con una parte almeno della loro esperienza. Non è evidentemente un problema solo tecnico, ma già trovare un modo semplice ed efficace per connettere in rete gli elementi significativi delle rispettive esperienze e combinarli insieme per produrre qualcosa che vada oltre, è una cosa tanto facile da dirsi quanto estremamente difficile da realizzare in pratica. Ci si prova poco e di solito, più che cercare soluzioni, ci si affida pigramente alle piattaforme commerciali di condivisione esistenti, che ovviamente sono state fatte con altri scopi, e dopo qualche timido tentativo si conclude che è impossibile, e ognuno ritorna a barcamenarsi per conto suo.

In realtà, più che una magica app che ci risolva i problemi come per magia, o miracolosi prompt che attivino per noi l'intelligenza artificiale, dovremmo prima cercare seriamente all’interno del gruppo, in un confronto serio e approfondito, le motivazioni che muovono ognuno noi e stabilire presto obiettivi magari inizialmente limitati, ma raggiungibili, per incominciare a porre a chi partecipa e perché no al mondo intero per esempio la domanda:

Davvero è possibile dall'esperienza con i bambini ricavare insegnamenti utili a risolvere certe difficoltà che affliggono oggi le società umane, per esempio trovare un modo sereno e non problematico di interfacciarsi con la tecnologia, come strumento per espandere le nostre vite, in collaborazione e non in competizione tra gli umani?

Da quello che ho visto, sperimentato e sentito in tutti questi anni e da ciò che mi torna mentre dal passato recupero materiale digitalizzato, ricordi e associazioni di idee, per quanto mi riguarda la risposta è certamente sì. Serve però un lavoro ben fatto, con emozione, curiosità, speranza, rigore scientifico.

Già in passato questa intuizione ha attraversato il pensiero e la cultura. A memoria viene in mente Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, che non a caso esce nel 1968, ma l’affermazione più importante di questa verità oggi più attuale che mai la conosciamo tutti, ed è addirittura alla base della cultura cristiana, nel Vangelo: «In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli». Matteo 18,3

Ovviamente, non bisogna idealizzare l’infanzia e, se dire che il mondo governato dai bambini sarebbe migliore è una bella suggestione, così come se fosse governato dalle donne, dopo tanti secoli di patriarcato, è importante sapere che non è affatto automaticamente vero, perché i bambini poi, come le donne, prendono esempio dai modelli e comportamenti esistenti dominanti, adulti e maschili. Anche tra i bambini poi esistono paura, prepotenza, aggressività, e come unico splendido esempio possiamo citare Il Signore dello Mosche, Il romanzo originale di William Golding del 1954, lo splendido film di Peter Brook del 1963, la replica del 1990 e la mini serie televisiva che è uscita proprio quest’anno, 2026.

Se si parla di una possibile redenzione dell’umanità, il discorso va riferito a bambini, donne, uomini liberati almeno in parte dalle innumerevoli limitazioni che hanno sempre reso la nostra storia così difficile e travagliata. E ovviamente dobbiamo tenere presente che, oltre le nostre aspirazioni e il nostro impegno, si tratterà comunque di una libertà sempre parziale, irta di contraddizioni, tra natura e cultura. Serve comunque darsi da fare, a partire dalle condizioni del mondo in cui viviamo, per provare a renderlo migliore.

Oggi, un dato radicalmente nuovo è che siamo in presenza, solo da pochi decenni, di una tecnologia che per la prima volta nella storia mette a disposizione in maniera potenzialmente del tutto democratica gli stessi mezzi per fare l’informazione, in una società basata sull’informazione, nelle mani di qualsiasi cittadino del pianeta terra, compresi i bambini. L'immediatezza e facilità d’uso di base permettono di rompere le gerarchie tradizionali tra chi trasmette la conoscenza e chi soltanto la può ricevere, tra chi produce e chi soltanto consuma. Dall’osservazione e corretta comunicazione della cultura che i bambini sono in grado oggi di produrre, anche questo aspetto, il più difficile da comprendere, perché rappresenta una autentica rivoluzione rispetto a una tradizione millenaria, può emergere con evidenza, consentendo l’avvio del necessario salto culturale a una umanità che oggi complessivamente sta consumando in modo capillare la tecnologia del 2020 con lo stesso atteggiamento e conoscenza dei primi anni 1970. Che è probabilmente il problema alla base di tanti altri, su questo tormentato pianeta.

Oggi stiamo delegando all'intelligenza artificiale la messa in ordine del sapere mondiale (cioè di quella parte che da libri, giornali, archivi di immagini, ma anche conversazioni sui social network, è stato e viene travasato negli archivi digitali), e molti credono che rimescolato e rielaborato più o meno automaticamente ci possa dare la risposta a ogni domanda. Ma l'intelligenza artificiale non è in grado per esempio di scegliere da sola se nutrirsi di informazioni scientifiche ufficiali, piuttosto che di divagazioni di no vax, osservatori di scie chimiche, terrapiattisti; non può distinguere tra onnivori e vegani, né valutare la veridicità di informazioni false che, nel momento in cui si moltiplicano e vengono condivise in modo acritico attraverso la rete globale, potrebbero a un certo punto apparire come vere.

Di fatto l'informazione di massa, da quanto si è diffusa l'intelligenza artificiale, non solo non sta migliorando, ma si sta uniformando in gran parte ai livelli più bassi di ignoranza e pressapochismo, quando non di settarismo spinto, razzismo, e conflittualità senza precedenti a tutti i livelli, che dagli ambienti virtuali della rete si riversano sempre più anche nella vita quotidiana, nelle strade e nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nella case della gente.

L'intelligenza artificiale non pensa, non immagina, non desidera, e non sente il peso e l'emozione della vita, che è ciò che fino a qui ha mosso la storia dell'umanità, e senza una supervisione umana seria e rigorosa in realtà può anche funzionare benissimo per un po', ma a un certo punto commetterà senz'altro errori che da sola non sarà in grado di correggere.

L'urgenza del presente non è quindi solo attrezzarsi per poter lavorare sempre meglio insieme con le macchine - il che ovviamente va fatto - ma in parallelo sviluppare al più presto, anche con l'aiuto delle macchine, la capacità degli umani - tutti gli umani, non solo gli specialisti, ognuno al suo livello, come livello minimo di alfabetizzazione - di documentare e riorganizzare la nostra personale esperienza, le memorie e documenti di cui conosciamo origine e modalità di produzione, in modo da stabilire blocchi di sapere e conoscenza pensati e sviluppati insieme, tra donne, uomini, bambini, e funzionali al nuovo, al futuro che intendiamo costruire, verso obiettivi precisi stabiliti non dal mercato o da fantomatici algoritmi, ma dai bisogni, dai desideri, dalle intenzioni delle persone e delle comunità. Anche perché in questo modo banalmente, se anche gran parte del mondo in cui viviamo sarà comunque poi affidato si sistemi artificiali, almeno sapremo come le cose più o meno funzionano e potremo inserirci nel gioco con un minimo di consapevolezza e autostima.

La tecnologia è per l'uomo, e non viceversa, e molti dei problemi che oggi ci assillano e ci sembrano insormontabili, probabilmente potrebbero essere risolti.

Non lo sapremo mai, se non ci proviamo, e i bambini ci insegnano che tutto questo è assolutamente possibile, da subito.