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domenica 26 novembre 2017

The Virtual Museum is on the go!

The Children's Virtual Museum of Small Animals is to go, and now professionally!
Tessaratoma papillosa, a bug from Taiwan, with eggs!
I began several years ago taking the pictures from my work in the primary schools and kindergartens of Brescia, the town where I live, and putting them on the web, with the indication of the place, the date, the class which had “discovered” the insect or the spider. Other pictures came from other schools and also individual kids I was in contact with, from Italy and from other countries of the world, as well as videos and drawings. It was a good and interesting stuff, as modern technological tools allow everyone, with a little attention and patience, to take cheap and good images of the little interesting living beings all around us. I added also something by myself, for didactic (what is good to capture kids' imagination and joy of knowing), and tried to put things in order and give possibly some basic news and a simple but correct classification, after having tested it with real children in schools.
Erythrodiplax connata, from Colombia

But the “museum” part of my work on insects – I am not an entomologist, but basically a free lance educator skilled in theatre, storytelling and audiovisuals - was not the professional one, as I was payed for going in schools gardens, making videos and also for a photo exhibition but, for several reasons, not for my job of “webmaster”. So, the Museum has been living till now in alternate periods, with many ideas and functionality always “in progress”, despite of the interest for it coming from many, also distinguished people, the interviews, the articlesthe videos and also a small series of ebooks of photography, science and poetry, I wrote connected with it.

From the last year, a great contribution is coming from my Asian correspondents, with a part of an existing international network joining the museum project. So now most news are from TaiwanMalaysiaTurkey and, from the other part of the world, Colombia: schools and kids, very young and less young people post their pictures on the Facebook groups of the Museum and of the association Terra Insieme (Museum “foster-mother”). Then, periodically, I put some of them in the “rooms”. That is not the best solution - the quality of pictures is “through” Facebook and conversations after a while are difficult to be found – but it's very easy. And sometimes something good happens, as the question if that insect from Malaysia was an ant or not (so we discovered that an ant-mantis exist!) and even maybe the first picture available on all the web of the Pterogeina eurysterna hendel!
A Pterogeina eurysterna hendel, family Platystomatidae? 

As now Terra Insieme is finally going to work, we are thinking of giving the Museum a professional setup, including:
A web site with suitable archives and spaces for visitors, collaborators and schools, with many features impossible on private social networks.
A permanent (if not full time) staff, for re-designing and managing the web mastering, organizing direct workshops in schools and local projects and coordinating linked activities by partners and correspondents, as well as communication, productions and publications.
A scientific committeenot only formal, with true experts attainable.
A technical forum where people can talk about how taking photos and videos properly.

We are asking to other groups and associations for partnerships and contributions, as convinced as we are that sharing is the present and the future of cultural enterprises.

mercoledì 30 aprile 2014

Tra i piccoli abitanti del giardino, immaginando il futuro


Faccio ormai fatica a scrivere di "tecnologia": quella fiera continua del nulla spacciato per innovazione, dove le più belle idee e possibilità degli ultimi quarantanni sono state quasi tutte sepolte sotto una bara di ideologia che di fatto produce quasi solo conformismo, rassegnazione, accettazione supina delle regole del "mercato", e disalfabetizzazione di massa asservito alla burocrazia.
Faccio fatica anche a scrivere di educazione, frequentando – potrei dire, per fortuna – da esterno, una istituzione scuola che da anni pare aver smarrito globalmente il senso della propria funzione sociale, nonostante il lavoro eccellente e misconosciuto di tanti insegnanti, che ci sono e fanno cose egregie e nessuno lo sa, lottando contro i mulini a vento, e nonostante i bambini e i ragazzi, che mai come di questi tempi sono assetati e affamati di educazione, di realtà, di rapporti veri e costruttivi con gli adulti, perché in quel mondo spot in cui li facciamo crescere manca l'aria, manca il senso del come e perché si vive.

Poi – al solito – basta un'uscita  a guardarsi intorno, tra il giardino, gli alberi, i muri, e tutto sembra apparire sotto una prospettiva diversa, semplice, immediata, interessante e viva.

Lo so, sono anni che vado raccontando degli insetti e dei ragni che scopriamo in giardino, e forse per qualcuno rischio anche di essere noioso. 

Al confronto però con altri mantra pure ripetuti da anni e con ben altra potenza e aggressività, al punto che molta gente senza neanche pensarci se ne è convinta e ci crede, queste non sono balle! Non procedo per speculazioni sofistiche che per esempio descrivono un mondo popolato di fantomatici "nativi digitali", per la consolazione di adulti in crisi in cerca di un alibi e la gioia dei venditori di aggeggi tecnologici da imporre al mondo. Dico semplicemente quello che vedo e che sento, e tutte le volte mi stupisco di quanto sia facile, naturale, con i bambini vivere un'esperienza in cui si si riescono, sempre a mettere d'accordo, in un paio d'ore, natura e tecnologia, entusiasmo infantile e verità scientifica, interesse sincero per il mondo reale e divertimento, libri di carta e condivisione di documenti digitali in rete.

Quest'anno la qualità delle immagini raccolte è davvero buona. Mentre le scuole organizzano il materiale dal loro punto di vista, io ho pensato di rilanciare il Museo Vurtuale dei Piccoli Animali con queste gallerie di scoperte sul campo. Poi si riprendono i contatti vecchi e si vanno a cercare quelli nuovi, si rinfresca la memoria ai corrispondenti di tutto il mondo.

La vera novità, la vera possibile rivoluzione del tempo presente – anche questo magari vale la pena di ripeterlo – è che tecnicamente tutti - bambini, adulti, anziani, tutti! - possiamo essere oggi immediatamente produttori di informazione, nella società dell'informazione, a livello planetario! Prenderne coscienza, può trasformarci all'improvviso da consumatori scontenti, isolati e passivi in attori consapevoli e sociali, da competitori arrabbiati in cooperatori soddisfatti. E possiamo provare a immaginare quello che succederebbe se milioni, centinaia di milioni di persone prendessero davvero l'abitudine di condividere e realizzare in rete i propri progetti culturali, sociali, politici, produttivi, oltre le restrizioni d'uso imposte dai regimi, oltre l'attuale gestione privatistica e commerciale da parte di un pugno di multinazionali...

giovedì 31 ottobre 2013

La cavalletta e la scienza dei bambini

C'è una cavalletta sul muro che si muove torpida, lentamente, a zampe larghe. E' una ninfa di Anacridium aegyptium, riconoscibile dagli occhi a “strisce” e dai puntini nel cosiddetto “pronoto” (la placca dorsale del primo segmento del torace). Azzardo anche che probabilmente è alla penultima metamorfosi (se non me la tiro adesso che sto pubblicando ebook sugli insetti, allora quando?), perché a memoria mi pare che quella verde che avevo fotografato un'altra volta fosse più grande. Dai movimenti incerti e una certa “umidità” che comunica si direbbe proprio fresca di muta.
Mi è sembrata il soggetto ideale per provare la videocamera HD con messa a fuoco manuale “assistita” e alla fine ne sono venuti fuori 2 minuti e mezzo tutto sommato suggestivi, che monto con una musica di atmosfera ricavata dal programma di montaggio.


First steps of Anacridium aegyptium, nymph from Paolo Beneventi on Vimeo.

Faccio vedere a ragazzi di quarta elementare che non conosco, senza dire niente prima. Mentre guardano, un bambino esclama: “Non ha le ali!” Un altro domanda: “Perché fa così fatica a camminare?”
Osservazioni spontanee estremamente pertinenti. Che mi sia imbattuto in un gruppo di “nativi entomologi”?
Non spiego ancora nulla, passo tra i banchi con il registratore: “Voi che cosa ne dite?”
Forse è appena nata!” “E' nata senza ali, è deformata?” “Per camminare doveva prendere l'appoggio giusto?” “Perché si erano rotte le ali!” “Per la metamorfosi!” “Era appena nata e stava imparando a camminare!”
Potenza delle immagini, dell'osservazione, della “non spiegazione” che sollecita la mente a cercare di capire a immaginare. Potenza della curiosità bambina che, nel gruppo, si fa spontaneamente scienza.
I ragazzi hanno saltato spontaneamente la fase in cui sparano risposte a casaccio, tirando a indovinare. Forse anche perché sanno che quelle immagini sono il prologo a un lavoro che stiamo per fare insieme, ad altre immagini che andremo a raccogliere insieme nel giardino della scuola, possibilmente altrettanto interessanti.
A quel punto si può fare una piccola “lezione” sulla metamorfosi incompleta di tanti insetti, sollecitata dai ragazzi stessi. E a quel punto la la LIM, le casse audio, le camere video e fotografiche, il registratore, non sono solo aggeggi tecnologici che servono a “digitalizzare” la scuola, ma strumenti pratici, utili ed efficaci di lavoro e conoscenza.

Ed è gioia, entusiasmo, amicizia, subito, oltre che acquisizione immediata di “competenze”. E anche la maestra che per la prima volta prova le riprese macro con la videocamera, se che cosa vuole e, con appena un po' di attenzione, subito ottiene immagini belle e sorprendenti.

mercoledì 30 maggio 2012

Ingegneri under 18


Scienza Under 18 Milano è stata il 18 maggio scorso, all'Acquario Civico. A parte una certa confusione dovuta all'affollamento espositivo delle classi che presentavano i loro lavori e dall'incrocio nei piani inferiori con altri gruppi di bambini venuti a guardare i pesci – anche quelli bellissimi, nei loro piccoli ambiente fedelmente ricostruiti, senza artifizi e senza plastica! - c'era un'aria festosa da fiera paesana che immediatamente contraddiceva l'immagine ricorrente di una scuola italiana triste e in crisi. Se poi si andavano a vedere le installazioni e si ascoltavano i ragazzi che te le spiegavano, colpivano il livello sempre alto dell'esposizione, il rigore scientifico dei manufatti e il un genuino divertimento. Un vulcano eruttava palline, un altro “magma” sfruttando il principio dei vasi comunicanti; la porta della città che si apriva con un procedimento idraulico ideato da un ingegnere greco di 2000 anni fa, mentre le saracinesche dei garage era azionate invece da sensori digitali.


Mi avvicino e osservo la struttura di Lego basculante che si alza all'arrivo del modellino di una Porsche, presentata da un gruppo. Bello! Ma il sensore ottico – poco sensibile, si scusano i ragazzi di seconda media, funziona solo se ci passi rasente - montato su mattoncini rimane troppo vicino alla porta e l'impressione è che l'auto vada a picchiare contro la bascula, che si alza anche un po' troppo di scatto. Pensieri istintivi, che quando li esprimo a voce a uno degli organizzatori della rassegna lui mi guarda: “Il solito “rompiballe!
Ma un altro ragazzino mi chiama, mi mostra la porta di altro garage azionata da un sensore tattile (tanto vale, se ci devi passare così vicino, pigiare addirittura con il dito!), lasciato libero con il suo filo, che puoi mettere alla distanza che vuoi, Poi, mi spiega che alla bascula hanno aggiunto un rallentatore di movimento.


Ho pensato: questo è decisamente altro dal scegliere la prima soluzione che viene e già si è fatto anche troppo, e non stiamo a sempre lì a pretendere chissà che cosa dagli studenti, o da loro poveri insegnanti! E' altro dal riempire le caselline A, B o C dei test e dei quiz! Quelli del primo garage mi spiegano anche che il sensore ottico loro avevano anche pensato di piazzarlo sotto l'auto, sulla strada, e che il rallentatore alla bascula, che si ottiene moltiplicando gli ingranaggi, non hanno potuto metterlo perché la porta usata era troppo pesante e più ingranaggi significa anche più sforzo per il motore. Fantastico!
Ho pensato che quei ragazzini, mentre facevano, si sono posti un sacco di domande: più rompiballe di me! E ora mi chiedo: dovendo proprio scegliere, è meglio una scuola tutta connessa in banda larga, in cui però gli studenti sostanzialmente assimilano in digitale gli stessi contenuti estranei e lontani che prima leggevano su carta, oppure una scuola dove i ragazzi, magari arrangiandosi intanto con quello che hanno o che si trova, si abituano concretamente a risolvere, con passione ed entusiasmo, i problemi del fare?