mercoledì 6 agosto 2014

Riepilogo d’agosto (e l’informatica della lumaca)

Il mito della velocità è una vecchia idea futurista che ha cent’anni, legata a un “futuro” di macchine immaginate molto prima che, negli anni Settanta del secolo scorso, ad alcuni ragazzi venisse in mente di mettere un microprocessore dentro in una scatola. L’invenzione collettiva e condivisa del personal computer rischiava di scombinare una fantascienza immanente e autoritaria, di cervelloni artificiali ambivalenti che da una parte schiacciando un bottone risolvono per noi qualsiasi cosa e dall’altra spiano ogni istante della nostra vita, avviluppandoci inesorabilmente nella rete gestita da un Grande Fratello inconoscibile. C’era un che di anacronisticamente democratico nei computer personali, così come nel web
che nasceva dal basso,  per “aiutare la gente a lavorare”, prima che diventasse principalmente un sistematico veicolo di pubblicità: il rischio concreto era che le persone capissero che, utilizzando in modo appropriato e cosciente certi mezzi, avrebbero potuto prendere il controllo della società dell’informazione, crescere protagonisti e cittadini attivi e non solo consumatori in balia del marketing…

Approfitto della pause d’agosto per mettere un po’ d’ordine: le carte sempre troppe, sempre da mettere in qualche modo in ordine o da buttare; gli archivi digitali, anche loro irrimediabilmente affastellati, per poca cura o per fretta, divisi tra troppe memorie e dispositivi, pc, telefono, tablet, dischi rigidi esterni che fanno fatica ad andare d’accordo tra loro (fortuna che uso le chiavette esclusivamente per le copie, e il cloud solo per condividere e non per archiviare!); e poi le macchine, l’amplificatore AV con tutte le sue connessioni da riconoscere e ricordare, i collegamenti con gli schermi, il pc tower, i lettori di dischi, i registratori audio e video con le loro cassette obsolete ma piene di cose che non è che siccome la tecnologia è cambiata posso fare finta che non siano mai esistite…

C’è l’hardware a questo mondo, c’è il software, su cui si concentra gran parte dell’attenzione degli umani, che non a caso per la maggior parte non ci capiscono una cippa, di hardware come si software. E poi ci sono le immagini, i suoni, i testi, le parole, il pensiero e la vita delle persone, che una malintesa idea “futurista” (oggi la chiamano “digitale”, ma quanto sa comunque di vecchio!) vorrebbe validi solo se appoggiati sull’ultimo supporto di moda. Che oggi poi significa consegnati, nella “nuvola”, nelle mani di amorevoli imprese multinazionali che li amministrano per noi.
Mentre il pianeta usa e getta, che ha memoria solo di quanto stabilisce il dio Mercato, vede un rincorrersi di crisi economiche, politiche, sociali, ambientali senza precedenza e, nella ridondanza assoluta di mezzi di (teorica) comunicazione, assiste impotente a una difficoltà ancora più assoluta di comunicazione reale tra gli umani, singoli e gruppi, e al trionfo di individualismo, intolleranza, fanatismo, integralismo.

Metto dunque queste quattro considerazioni nel blog e torno, passin passetto, alle mie carte e ai miei aggeggi. Ho libera una connessione component video tra l’amplificatore e il monitor, che mi potrebbe servire per vederci i contenuti analogici. Dunque, dove posso andarlo a cercare oggi un cavo component video?…

sabato 21 giugno 2014

Immagini video di un giovane merlo

Il giovane merlo chiama dall’alto del cespuglio. E’ fermo lì da un po’, immobile, come gli adulti della sua specie non fanno. In quella posizione non corre particolari rischi, anche se nei paraggi si potrebbe aggirare un gatto pacioccone e coccolone, che in certi giorni però già abbiamo visto trasformarsi in uno spietato serial killer: lucertole, passerotti, merli appunto, fino all’ultima non completata impresa contro un piccione, con gande spargimento di piume per tutto il giardino!
Con il merlotto così ostinatamente in posa, vale la pena di recuperare la videocamera, e anche il cavalletto, per provare una volta tanto a fare una ripresa come si deve, se mi ricordo come si fa. Oltre quella sindrome del riprendo tutto, non importa se in fretta e male, che segna gran parte della produzione multimediale diciamo così “di base”. E così la rete si riempie di uno sproposito di piani sequenza video ottenuti in equilibrio precario, con smartphones e iPad vari, e che poi – ammettiamolo - ci vuole un certo coraggio per riguardare, anche quando, con un pochino di attenzione e di metodo in più, avremmo potuto realizzare qualcosa di decente.

Non è un rinoceronte nero, un bue muschiato, una tigre del Bengala, ma anche il giovane merlo va ripreso comunque da lontano, per non disturbarlo e non farlo scappare. Dopo le prime scene d’assaggio, gli giro intorno e trovo un'altra posizione dove piazzare il cavalletto, per variare il punto di vista. Sono queste due piccole cose infatti, le inquadrature ferme e i diversi punti di vista, che fanno la differenza tra un video invedibile e uno buono. I bambini, quando glielo hai fatto notare una volta, non se lo dimenticano più. Mentre alla maggior parte degli allegri possessori di dispositivi video di ogni risma (video e fotocamere, telefonini, tablet, console da videogiochi portatili ecc.), probabilmente nessuno lo ha mai detto. E’ come scrivere libri, senza sapere che esistono i punti e le virgole!


Un problema oggi per me è il sole. Nonostante i 3 pollici e mezzo e l’ottima definizione, nel display a cristalli liquidi, non si vede praticamente niente e bisogna guardare dal mirino. Una volta, tutte le videocamere, anche dopo l’adozione standard del piccolo schermo lcd esterno, avevano anche un mirino, comodo e orientabile, mentre da qualche anno lo mettono solo nei modelli di fascia alta, alle soglie del professionale. che nei supermercati tecnologici è praticamente estinta (tanto i video oggi tutti li fanno con le reflex, ti spiega il commesso!). Nel mio caso il mirino dà una immagine magari bella e definita, ma è talmente “essenziale” che fai una fatica bestia a guardarci dentro. Nobbuono, anzi, netto regresso!
Poi, in un ambiente di foglie e rametti. serve la messa a fuoco manuale, quella vera, con la rotellina sull’obiettivo, che praticamente da quando esistono le videocamere digitali la trovi solo sui modelli di punta, e nemmeno di tutte le marche. E in questo la tecnologia di oggi invece ci dà una mano consistente, con la messa a fuoco manuale assistita, che soccorre luminosità problematiche e carenza di diottrie, nel mio caso “colorando” le zone a fuoco in modo in modo che, se i puntini blu stanno sull’occhietto semichiuso del merlotto, anche se non vedo una mazza so che l’immagine sarà a posto!

Alla fine, sono 5 minuti video abbastanza quotidiani, e forse per questo educativamente e didatticamente più interessanti, di un piccolo di merlo (piccolo si fa per dire, è più grande lui del maschio nero che a un certo punto si intravedere sullo sfondo!), che ancora ha bisogno di perdere un po’ di piume infantili e di una guida adulta per poter muovere i suoi primi svolazzi nel mondo. Nel sonoro, a parte qualche rumore di traffico sullo sfondo e a un certo punto anche un aereo, in primo piano sono le loro voci, gli strilli e i gorgheggi del “piccolo” (ottimi, lo zoom audio funziona!) e i canti più articolati e intonati di tutta la universa comunità dei merli!
Dopo che ho lasciato il campo libero, il merlotto riappisolato sul cespuglio, si è vista una femmina saltellare nel vialetto. Forse la mamma, che era tornata a riprenderselo?

lunedì 2 giugno 2014

Il falso calabrone in fuga

C’è una cosa che ripeto spesso: una cosa bella di questo tempo presente è che, quando si è lì che sembra di non riuscire a dipanare la matassa delle cose da fare, troppe e troppo complicate, e incombe il panico, oggi ci si può fermare, staccare, fare assolutamente altro. Quando si riparte, con rinnovata lucidità mentale, abbiamo la possibilità, un tempo negata, di far correre le macchine, i computer, la rete. E non solo si recupera, ma si fa anche meglio! Almeno, così potrebbe essere!
Così, ieri mattina mollo tutti gli arretrati ed esco in bici, per una salita domestica ma vera (con passo tranquillo, ma mi manca ancora l’ultimo chilometro!)
Nel pomeriggio, lavoro un po’ e poi di nuovo fuori, a piedi, nelle aree verdi intorno a casa, a vedere se riesco a catturare qualche immagine in solitaria (cioè, non con i bambini, che sono meravigliosi e trovano davvero di tutto, ma è un tantino faticoso!).
Sono lì che mi sto districando tra cimici con la maglietta del Milan e altre dalle antenne nodose e robuste, api vere e “travestite”, quando vedo questa bestia enorme con il becco giallo da calabrone, che però assolutamente non è un calabrone!
Sarà la mia familiarità molto tardiva con i piccoli animali, sarà che sono abituato all’entusiasmo dei bambini, ma io in questi casi un po’ mi emoziono!  Riesco a fotografare da lontano, poi un po’ più da vicino, ma la mosca sirfide in questione è sfuggente, scappa, non resta sui fiori come certe sue colleghe che da vicino si offrono all’obiettivo con relativa facilità.
Sto in appostamento a lungo presso il cespuglio di ombrellifere, la ritrovo, la riperdo sistematicamente, e qui pubblico allora quel poco che sono riuscito a ottenere.
Cerco in rete: “Syrphidae, calabrone, hornet”. Dovrebbe essere una Volucella zonaria, ma imparo che esiste anche una Milesia crabroniformis ancora più inquietante. Interessante!

martedì 13 maggio 2014

Raccontiamoci le favole, educazione ambientale: il video

Ieri lunedì 12 maggio, alla fiera di Padova, durante la Settimanadell’ambiente, presso lo spazio della Regione Veneto è stato proiettato il video Raccontiamoci le favole. Rispetto all’omonimo libro, prodotto da ARPAV, nella copertina del DVD è stato cambiato il sottotitolo: da “Raccolta di favole sull’ambiente” a “Esperienze e scoperte dei bambini”.
Non è una differenza da poco, perché questa volta abbiamo fatto una cosa che spesso non si fa. Cioè, oltre che fornire una pubblicazione con giochi, favole, esercizi, filastrocche, esperimenti, percorsi didattici, siamo andati anche a vedere nelle scuole che cosa succede, come si sono attivate su quei temi le maestre e, soprattutto, come rispondono i bambini. Abbiamo usato il mezzo video per osservare, stimolare, capire, e i bambini della scuola dell’infanzia e del primo ciclo elementare sono diventati loro i protagonisti, davanti ma anche dietro alla videocamera. Hanno giocato, raccontato, immaginato, imparato, si sono emozionati. Si sono anche intervistati a vicenda, a tratti osservandosi negli schermi, protagonisti immediati di una produzione di buona qualità, come i mezzi tecnici di oggi agevolmente consentono, utilizzando la “cultura latente” di noi tutti, popolo televisivo, per convertirla dal consumo passivo in un processo attivo di comunicazione consapevole.
Con il coordinamento del settore Ambiente della Provincia di Treviso e di Edumecom (Centro di Eccellenza per l’Educazione ai Media e alla Comunicazione), tra dicembre e marzo sono entrato in 21 scuole, portando stimoli tratti dalla pubblicazione ARPAV e dalla mia esperienza di animatore ed educatoreambientale, e cercando di far entrare nel video quello che succedeva, con il mezzo “televisione” che raccontava da dentro!
I bambini sono belli, vivi, interessanti, comunicano, e anche ci insegnano, perché il processo educativo non si svolge mai a senso unico, ma è il frutto dell’interazione, della collaborazione tra le persone, e tanto più è efficace quanto più i partecipanti si mettono in gioco. E per i bambini di 5 anni - è intuitivo -mettersi in gioco è semplice e naturale…
Così, bambini e adulti che collaborano, usando il corpo, i materiali, la natura, la tecnologia, con naturalezza, e ci raccontano di ambiente: Acqua, Aria, Biodiversità e natura, Rifiuti, Terra e paesaggio, Suoni e rumori… 

mercoledì 30 aprile 2014

Tra i piccoli abitanti del giardino, immaginando il futuro


Faccio ormai fatica a scrivere di "tecnologia": quella fiera continua del nulla spacciato per innovazione, dove le più belle idee e possibilità degli ultimi quarantanni sono state quasi tutte sepolte sotto una bara di ideologia che di fatto produce quasi solo conformismo, rassegnazione, accettazione supina delle regole del "mercato", e disalfabetizzazione di massa asservito alla burocrazia.
Faccio fatica anche a scrivere di educazione, frequentando – potrei dire, per fortuna – da esterno, una istituzione scuola che da anni pare aver smarrito globalmente il senso della propria funzione sociale, nonostante il lavoro eccellente e misconosciuto di tanti insegnanti, che ci sono e fanno cose egregie e nessuno lo sa, lottando contro i mulini a vento, e nonostante i bambini e i ragazzi, che mai come di questi tempi sono assetati e affamati di educazione, di realtà, di rapporti veri e costruttivi con gli adulti, perché in quel mondo spot in cui li facciamo crescere manca l'aria, manca il senso del come e perché si vive.

Poi – al solito – basta un'uscita  a guardarsi intorno, tra il giardino, gli alberi, i muri, e tutto sembra apparire sotto una prospettiva diversa, semplice, immediata, interessante e viva.

Lo so, sono anni che vado raccontando degli insetti e dei ragni che scopriamo in giardino, e forse per qualcuno rischio anche di essere noioso. 

Al confronto però con altri mantra pure ripetuti da anni e con ben altra potenza e aggressività, al punto che molta gente senza neanche pensarci se ne è convinta e ci crede, queste non sono balle! Non procedo per speculazioni sofistiche che per esempio descrivono un mondo popolato di fantomatici "nativi digitali", per la consolazione di adulti in crisi in cerca di un alibi e la gioia dei venditori di aggeggi tecnologici da imporre al mondo. Dico semplicemente quello che vedo e che sento, e tutte le volte mi stupisco di quanto sia facile, naturale, con i bambini vivere un'esperienza in cui si si riescono, sempre a mettere d'accordo, in un paio d'ore, natura e tecnologia, entusiasmo infantile e verità scientifica, interesse sincero per il mondo reale e divertimento, libri di carta e condivisione di documenti digitali in rete.

Quest'anno la qualità delle immagini raccolte è davvero buona. Mentre le scuole organizzano il materiale dal loro punto di vista, io ho pensato di rilanciare il Museo Vurtuale dei Piccoli Animali con queste gallerie di scoperte sul campo. Poi si riprendono i contatti vecchi e si vanno a cercare quelli nuovi, si rinfresca la memoria ai corrispondenti di tutto il mondo.

La vera novità, la vera possibile rivoluzione del tempo presente – anche questo magari vale la pena di ripeterlo – è che tecnicamente tutti - bambini, adulti, anziani, tutti! - possiamo essere oggi immediatamente produttori di informazione, nella società dell'informazione, a livello planetario! Prenderne coscienza, può trasformarci all'improvviso da consumatori scontenti, isolati e passivi in attori consapevoli e sociali, da competitori arrabbiati in cooperatori soddisfatti. E possiamo provare a immaginare quello che succederebbe se milioni, centinaia di milioni di persone prendessero davvero l'abitudine di condividere e realizzare in rete i propri progetti culturali, sociali, politici, produttivi, oltre le restrizioni d'uso imposte dai regimi, oltre l'attuale gestione privatistica e commerciale da parte di un pugno di multinazionali...

sabato 5 aprile 2014

Il lato semplice delle cose

Sarà che ho appena finito di girare per due mesi come una trottola tra una ventina di scuole dell'infanzia sparse per tutto il Veneto ed è stato bellissimo, ma sento il bisogno di dirlo e di ripeterlo forte: è principalmente osservando e ascoltando i bambini che un educatore impara le cose; sono loro che ci insegnano!

Dato che in passato mi capitato di scrivere, credo anche abbastanza benino, su questi argomenti, riprendo allora alcuni passi dal mio libro del 2009 I bambini e l'ambiente: pagina 31 e 32:

«Autunno. Grigio e nebbioso. Nel giardino della scuola materna l’umidità è forte, punge, la si sente nelle ossa. Un vento gelido scuote le foglie già rade sui rami. Domanda: «Perché tremano le foglie?».
Risposta dei bambini: «Perché hanno freddo!».
Assimilazione, accomodamento, somiglianze, analogie, relazioni.
E forte coinvolgimento affettivo, che aiuta a fissare nella memoria cose che restano, trasformando i dati dei sensi e della cultura attraverso la propria partecipazione attiva ed emotiva di bambini. «Spiegato» a due gruppi diversi, in condizioni diverse, lo stesso giardino, anche per l’adulto che lo «spiega», non sarà lo stesso! E la trasmissione non avverrà a senso unico, perché i bambini, se motivati, amano dire la loro, descrivere con parole, azioni, emozioni la propria conoscenza in atto e, grazie al loro pensiero non ancora strutturato, facilmente si avvicinano alla realtà da punti di vista originali ed efficaci, individuando spesso il "lato semplice".
La bambina di seconda elementare osserva le foglie del gingko e capisce subito che si tratta di un albero "strano". Dice che non sono come quelle degli altri alberi, sono spesse, "assomigliano
a un fungo"...
Per chi non lo sapesse, il gingko è una pianta di cui per lungo tempo si erano conosciuti solo resti fossili: una gimnosperma come le conifere ma a foglie larghe, e comunque ritenuta irrimediabilmente estinta. Poi, come in un racconto fantastico di dinosauri, in una valle remota della Cina ne sono stati trovati esemplari viventi....

Bambini di seconda elementare osservano il cigno che strappa i ciuffi d’erba dalla riva dello stagno e poi li immerge nell'acqua, prima di ingoiarli. Descrivono:
"Prima becca l’erba e poi la bagna!".
"Mangia l’erba morbida!".
Proprio il contrario di quel "sapere" fatto di definizioni esatte, eventualmente già scritte in qualche manuale, o peggio "indovinabili" anche a casaccio (risposta a, b o c?). O di quel girare pedante intorno alle cose che, tra analisi e precisazioni, perde di vista l’insieme.

Bruno Munari, grande maestro nell'individuare il lato semplice delle cose, aveva suggerito per gli alberi l’idea forte della ramificazione: da un ramo più grosso se ne originano sempre due più piccoli, e via così, a piacere. Idea utile non solo per disegnare qualsiasi albero, ma per pensarlo, immaginarlo, capirlo».

venerdì 4 aprile 2014

Silenzio web

Fino a non molto tempo fa, facevo gli auguri di buon compleanno ai miei amici di Facebook. Un piccolo rito quotidiano, pochi clic, e in cambio ricevevo ringraziamenti, saluti, sorrisi: semplice e piacevole Da un po' non lo faccio più, nemmeno con le persone che conosco molto bene e a cui sono più legato.
Non c'è una ragione precisa, ma complessivamente il “social” mi annoia. Forse è un tempo che preferisco la compagnia di persone in carne e ossa. Forse sento personalmente quel declino che – dicono alcuni – farà sgonfiare questa parte della rete entro pochi anni. Ogni tanto intervengo, sulla cultura e sulla politica, oppure metto il “mi piace” a qualche post altrui intelligente, seguo il promemoria di certi eventi...
Scrivo anche pochissimi tweet (lo confesso, da sempre seguo poco e molto poco sono seguito, e la cosa non mi disturba!), e solo oggi torno qui a scrivere questo articolo in uno dei miei due blog, dopo una vita.
Non credo proprio però di essere io che perdo i colpi, di non riuscire magari invecchiando a seguire il ritmo sempre più vorticoso dell'innovazione, anzi! Sono invece sempre più convinto – e l'esperienza con le persone reali, di ogni età, me lo confermano ogni giorno – che c'è una drammatica inflazione che oggi fa male, malissimo al mondo, e di cui dovrebbero preoccuparsi i “rigoristi” del nord Europa e non solo, e non è quella del denaro (la buona vecchia lira dimezzava il suo valore ogni dieci anni, e oggi qualcuno perfino la rimpiange!), ma quella della comunicazione, tanta, troppa, spessissimo a vanvera, che il più delle volte non porta da nessuna parte e sconfina in un rumore indistinto, attraverso cui passano soltanto ideologia e piatto conformismo. Cioè: disponiamo oggi di una quantità esagerata di mezzi per comunicare ovunque e con chiunque in tempo reale, siamo sempre aggiornati, connessi, intercomunicanti... e con quale risultato? Che siamo ritornati all'assedio di Sebastopoli in Crimea e ai moti irredentisti nel Lombardo Veneto, come in pieno Ottocento!
Siamo sicuri che la “tecnologia”, la rete nella versione corrente “navigo a 20 mega e quindi sono al passo coi tempi, anche se non so archiviare una foto in un pc!” rappresenti davvero il “futuro”, o anche solo un piccolo progresso per l'umanità, rispetto per esempio ai tempi in cui il mondo era dominato dalla televisione? O meglio, siamo sicuri che il mondo di oggi non sia ancora e più di prima dominato dalla televisione? Con noi che nemmeno ce ne rendiamo conto, intenti a trastullarci con i nostri specchietti e perline digitali, contenti dei nostri conti correnti on line e dei nostri navigatori satellitari (ottime cose, per carità!)
Ma intanto corriamo affannosamente dietro al mercato senza poter scegliere e andiamo avanti a testa bassa con una “digitalizzazione” per i più consumistica, passivizzante, sostanzialmente analfabeta.
Oltre i contentini individuali e di gruppo, i risultati sociali e politici complessivi... beh, sono sotto gli occhi di tutti!