lunedì 18 settembre 2017

Il mio libro d'America

Rieccomi dopo diversi mesi su questo blog – vediamo se ancora qualcuno verrà a leggermi, già erano così pochi prima! - e la scusa per la latitanza è quella classica, con una simpatica variante: tra le tante altre cose che si fanno per sopravvivere, stavo scrivendo un libro, per una casa editrice americana.
Dopo l'ultimo serrato scambio di email, ho consegnato tutto, e il titolo è già in catalogo e si può prenotare on line a un prezzo da testo accademico dei loro, esagerato e per la maggioranza di noi decisamente inaccessibile (faccina che ride!):


Non sto a raccontare tutta la storia, come ci sono arrivato, perché una cosa del genere in America e non qui in Italia, e tutte le vicende dolci e amare connesse. E nemmeno scrivo più di tanto – giusto questo accenno – al fatto che, a parte l'idea generale che avevo proposto, non volevo pensare a come sarei riuscito a scrivere in poco tempo un libro intero secondo le severe regole editoriali loro, direttamente in inglese, e dal mio punto di vista notoriamente “non-conventional”. Quando è arrivata l'email con il responso dei revisori, temevo che mi massacrassero e invece a quanto pare no, la cosa va!

Dunque, in sintesi, la storia è più o meno questa.

Per vedere l'alba della rivoluzione digitale nel mondo globalizzato, è utile fare un salto indietro agli 60 e 70: l'uomo a una dimensione ha paura del futuro, e allora la musica rock, le rivolte degli studenti, il movimento delle donne, sono forse una risposta. Dal mondo dell'educazione (don Milani per esempio e movimenti come l'animazione teatrale: a scuola con il corpo!) arrivano soluzioni probabilmente buone anche per i tempi a venire.
Intanto la tecnologia diventa popolare. Tra gli anni 70 e 80, i personal computer e le videocamere mettono a disposizione di tutti gli strumenti di base per partecipare in modo attivo alla società dell'informazione.
Ma l'umanità assuefatta alla televisione sostanzialmente non se ne accorge, e allora forse è utile guardare ai bambini, che dentro la tecnologia ci nascono, esseri multimediali in grado di indicare un ponte verso il futuro, oltre i limiti del sapere trasmissivo e dell'informazione unidirezionale, verso un mondo possibile di conoscenze e anche di produzione almeno in parte condivisi. Osserviamoli come giocano con le videocamere e i computer e gli altri aggeggi tecnologici (e come continuano a giocare, se non togliamo loro la possibilità di farlo, anche con i giochi tradizionali, il corpo, la natura, senza innaturali contrapposizioni), ma soprattutto non lasciamoli soli, accompagniamoli e prestiamo attenzione al loro gioco, alle loro domande e risposte, impariamo da loro mentre facciamo loro da maestri!
Perché siamo a un difficile bivio tra rivoluzione e mercato, dove vecchi miti inibiscono nuove opportunità, dove l'assuefazione al consumo, allo spreco e alla competizione individualistica fine a se stessa sono ostacoli enormi a un vero cambiamento, al fare e progettare insieme, con soddisfazione, ma anche con responsabilità.
Perché tutti oggi siamo produttori, a volte inconsapevoli, di informazione, ma il nostro approccio al testo e alle immagini, alla rete e ai dispositivi tecnologici in generale – al di là della retorica e della pubblicità - è per lo più “disconnesso”. Succede per la cultura come per il cibo: possiamo agire per fare la nostra parte e produrre in modo significativo qualcosa in proprio, in condivisione, o comprare tutto dalle multinazionali!
Consumatori consapevoli sono anche cittadini attivi, e la partecipazione è una possibile forte soluzione, individuale e collettiva a molti problemi politici, economici, sociali e ambientali. Più che di hardware e software, è una questione di atteggiamento. Servono anche piccoli esempi, da estendere e moltiplicare, per immaginare, progettare, costruire e non subire (spesso con angoscia, paura e rassegnazione) il futuro : il software libero, Wikipedia, le mappe “auto prodotte”, le reti di condivisione in agricoltura e in industria ma anche, nel nostro piccolo, il Museo Virtuale dei Piccoli animali, dal cortile della scuola a Internet! Una serie di produzioni consapevolmente condivise, per cittadini completi, non solo “digitali”: per un incontro tra tecnologia, economia, lavoro e società possibilmente a lieto fine!

Sono discorsi che a spizzichi, con fatica e poco riscontro cerco di portare avanti da diversi anni,
anche in questo blog, o negli interstizi ormai delle discussioni su facebook, che sempre più sono un inno alla rottamazione delle idee, anche le più geniali. Li avevo già in parte introdotti anche in altre pubblicazioni, “saggi” travestiti da manuali sull'animazione teatrale e i bambini e l'ambiente, (cioè, quelli che dovrebbero - secondo il mio modesto parere, ma anche, vedendo come rispondono, secondo i bambini e i ragazzi con cui lavoro da decenni - essere i due punti centrali dell'educazione dei cittadini del terzo millennio, altro che “coding”!) in cui la tecnologia entra dappertutto (eccome se ci entra!), però non come un “dovere” o un insieme astratto e a volte cervellotico di competenze curricolari e adempimenti burocratici, ma come strumento naturale e potentissimo del fare, estensione dei sensi e della conoscenza. Cioè, banalmente, la gente, i bambini, le maestre e i professori la usano, sapendo quello che fanno! (faccina che ride!)